Blitz quotidiano
powered by aruba

Ilva, commissari chiedono ad eredi Riva 2 miliardi

Nell'istanza dei commissari dell'impianto siderurgico di Taranto, in amministrazione straordinaria, si parla di "abusi di direzione e coordinamento"

MILANO – Ilva, i commissari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi hanno chiesto due miliardi di danni alla famiglia Riva, a Riva Fire e a Riva Forni Elettrici. Nell’istanza dei commissari dell‘impianto siderurgico di Taranto, in amministrazione straordinaria, si parla di “abusi di direzione e coordinamento”.

La maxi richiesta è stata avanzata dai tre commissari “al fine di reintegrare il patrimonio di Ilva anche (se non soprattutto) nell’interesse dei creditori concorsuali“. In questo modo si sta anche tentando di recuperare il miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva nell’ambito dell’indagine della Procura milanese per evasione fiscale e che si trova congelato in Svizzera a causa di un ricorso delle due figlie di Emilio Riva, il patron del gruppo morto due anni fa. Tale somma, sbloccata dal giudice Fabrizio D’Arcangelo, sarebbe dovuta servire per la bonifica ambientale dell’azienda di Taranto.    

Secondo i tre commissari, gli ex soci di controllo di Ilva, “riconducibili  a Riva Fire e alla famiglia Riva”, nel 2012 avrebbero “ideato e attuato con lucida determinazione nell’arco di sei mesi” un disegno articolato in più fasi, attraverso un’operazione societaria, che, “anziché accompagnare” il colosso siderurgico “nell’ormai inevitabile percorso di risanamento ambientale”, l’ha privato “delle risorse finanziarie occorrenti per attuare gli ingenti investimenti” per la bonifica e per garantire la continuità del gruppo.

In sostanza, il disegno degli eredi Riva sarebbe stato all’origine degli interventi della magistratura di Taranto e avrebbe portato una società che quattro anni fa valeva duemila miliardi all’attuale stato di insolvenza.