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Ilva: Pucci, imputato per rogo Thyssen, rinuncia a nomina

Italo Pucci, nominato nuovo direttore generale dell'Ilva di Taranto, ha rinunciato all'incarico dopo le polemiche suscitate per la sua posizione di imputato nel processo per il rogo alla ThyssenKrupp di Torino nel dicembre del 2007

BRUXELLES – Giornata convulsa per l’Ilva di Taranto. Da un lato il nuovo capitolo del confronto tra Roma e Bruxelles, con la commissione europea che ha deciso di aprire l’indagine per aiuti di Stato con l’annuncio ufficiale che arriverà mercoledì. Dall’altro, le polemiche scaturite in Italia dalla decisione di nominare come nuovo direttore generale Italo Pucci, imputato per il rogo alla ThyssenKrupp di Torino. Polemiche tali da indurre l’ex manager del gruppo tedesco a rinunciare all’incarico, dopo che i suoi avvocati avevano comunque già ribadito la sua estraneità ai fatti, in quanto al tempo dell’incidente Pucci era Consigliere di Amministrazione con “deleghe specifiche” per le aree commerciale e marketing.

“Mi sembra una scelta quantomeno discutibile. Il 13 maggio ci sarà la sentenza definitiva nella Cassazione del processo Thyssen; Pucci è stato condannato nella sentenza d’appello bis a sei anni e dieci mesi”, ha commentato su Facebook Antonio Boccuzzi, deputato Pd, sopravvissuto al rogo nell’acciaieria. Più pesanti i commenti dei parenti delle vittime, che si sono detti “schifati” dalla decisione.

Parole che evidentemente hanno indotto Pucci a fare un immediato passo indietro, con un comunicato in cui ringrazia i commissari dell’Ilva per “la fiducia dimostrata”. Tuttavia, sottolinea, “non ritengo di accettare l’offerta e preferisco attendere l’esito del ricorso in Cassazione”. Perché, prosegue, “confido che i giudici supremi sapranno dare il giusto peso alle responsabilità penali personali”. Resterà quindi in Ilva, dove, spiega, “sono tornato un anno fa”, e “continuerò a collaborare come manager per il risanamento e il rilancio della società”.

Sul fronte europeo, secondo quanto si apprende, la commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, ha informato il collegio dell’iniziativa, frutto di un negoziato con Roma che l’avrebbe portata anche a ‘ridurre’ il danno per l’Italia: l’indagine riguarderà infatti solo gli aiuti alla produzione, mai notificati, e non quelli per la bonifica ambientale. Mercoledì si concluderà quindi formalmente la fase della cosiddetta ‘procedura scritta’.

A quanto si apprende, l’orientamento della Commissione è quello di chiedere all’Italia la sospensione dell’erogazione degli aiuti per un settore come quello dell’acciaio (che è in sovrapproduzione a livello europeo) e la presentazione di un piano industriale che riduca la capacità di produzione. Tale piano costituirebbe una delle due ‘clausole’ che saranno inserite nella decisione di mercoledì.

L’altra riguarda la possibilità di rivalutare il dossier sugli aiuti di Stato alla produzione se si concretizzerà in tempi brevi l’ipotesi di vendita dell’azienda. L’esame dell’antitrust europeo si concentrerà sul prestito ponte del Governo all’Ilva da 300 milioni di euro, più gli ulteriori interventi contenuti nella Legge di stabilità per 800 milioni, che dovrebbero andare a sanare proprio il problema ambientale su cui è aperta una procedura d’infrazione. Ma gli aiuti finiti nella bonifica dovrebbero essere salvi, e questo alleggerirebbe di molto il conto finale che, se l’Ue dovesse riscontrare la presenza di aiuti illeciti, l’Italia dovrà recuperare dall’Ilva.