Cronaca Italia

Immigrati regolari, il Giornale: “Detrazioni per familiari all’estero anche dove non ci sono verifiche”

Immigrati regolari, il Giornale: "Detrazioni per familiari all'estero anche dove non ci sono verifiche"

Immigrati regolari, il Giornale: “Detrazioni per familiari all’estero anche dove non ci sono verifiche”

ROMA – Anche gli immigrati regolari in Italia che pagano le tasse hanno diritto a detrazioni di imposta per i parenti a carico residenti all’estero. La misura è contenuta nel testo delle istruzioni per la compilazione della dichiarazione dei redditi delle persone fisiche, in cui, alla pagina 18 punto 4, si legge:

“Sono considerati familiari fiscalmente a carico i membri della famiglia che nel 2016 hanno posseduto un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. (…) . Possono essere considerati familiari a carico, anche se non conviventi con il contribuente o residenti all’estero: il coniuge non legalmente ed effettivamente separato; i figli (compresi i figli, adottivi, affidati o affiliati) indipendentemente dal superamento di determinati limiti di età e dal fatto che siano o meno dediti agli studi o al tirocinio gratuito”.

La norma viene definita dal quotidiano il Giornale una “falla che consente anche agli immigrati di poter usufruire delle detrazioni d’imposta” perché, secondo una fonte anonima sentita dal quotidiano, “gli stranieri possono mettere familiari a carico anche se gli stessi familiari non sono mai stati in Italia”.

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Nelle stesse istruzioni vengono elencati i documenti che i cittadini extracomunitari devono avere per richiedere le detrazioni: 

“documentazione originale rilasciata dall’autorità consolare del Paese d’origine, tradotta in lingua italiana e asseverata da parte del prefetto competente per territorio, la documentazione validamente formata nel Paese d’origine, tradotta in italiano e asseverata come conforme all’originale dal Consolato italiano nel Paese di origine”.

Solo che, sottolinea il Giornale, “il problema è quando la verifica dei documenti diventa difficile se non impossibile perché nel Paese di origine non c’è un’anagrafe attendibile”. Come nel caso del Bangladesh, denuncia Luigi Corò, presidente del Cmp, associazione di cittadini del Nord Est con simpatie di centro-destra: “Abbiamo tantissimi stranieri che provengono da Paesi dove non c’è l’anagrafe e che dichiarano di avere a carico congiunti nel Paese di origine, senza che ci sia la possibilità per il nostro Stato di verificare”. Contro questa norma il sito del Cmp ha lanciato una raccolta firme dal nome “Stop alle truffe evasioni a danno degli italiani”.

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