Cronaca Italia

Immigrato senza documenti condannato: così può tornare libero senza passare per il carcere

Immigrato senza documenti condannato: così può tornare libero senza passare per il carcere

Immigrato senza documenti condannato: così può tornare libero senza passare per il carcere

IMPERIA – Immigrato nordafricano senza documenti viene arrestato per tentato furto e resistenza a pubblico ufficiale. Processato per direttissima sceglie il patteggiamento, che prevede uno sconto di un terzo della pena. Viene condannato a due anni, ma alla fine non si fa un giorno in carcere: la pena viene commutata in espulsione immediata dall’Italia. Solo che il giovane non immigrato ha documenti e non si sa dove mandarlo. E quindi finisce in un centro di identificazione, da cui però riesce a scappare, tornando quindi in libertà. Questa la vicenda tipo tratteggiata da Fabrizio Tenerelli sul Giornale. Una vicenda che potrebbe accadere nella realtà a Mohamed Slim, 23 anni (nome non sicuramente vero, dal momento che il giovane è privo di documenti).

Slim è stato arrestato alcuni giorni fa ad Ospedaletti, in provincia di Imperia, mentre tentava di rubare all’interno di una caserma dei carabinieri. Fermato, ha messo le mani addosso ad un militare per cercare di scappare, ma è stato arrestato e processato per direttissima.

Condannato a tre anni, ridotti a due per via del patteggiamento, l’uomo è destinato a tornare in libertà, scrive il Giornale:

Ora, come promesso, vi spiego anche il trucco, con un finale che si preannuncia a sorpresa. (…) All’apertura della direttissima, il giudice convalida l’arresto, con detenzione in carcere, e rinvia ad oggi la sentenza. (…) la pena viene commutata in espulsione immediata dal nostro territorio nazionale. Vale a dire che Mohamed Slim non sconterà i due anni in carcere, ma verrà cacciato dall’Italia per avere fatto il “cattivo”. Tutto bene, se non fosse che Mohamed non ha i documenti. Quindi, dove lo mandiamo? In Tunisia? Le autorità tunisine potrebbero disconoscerlo, in mancanza dei documenti. Chi garantisce, infatti, che sia tunisino, piuttosto che algerino o libico. Nel caso in cui non si riuscisse ad accertare la sua reale provenienza (e dubitiamo che Mohamed possa contribuire), il nordafricano dovrà essere preso in consegna dalla Questura che lo affiderà a uno dei tanti centri di identificazione sparsi sul territorio. Ma la prassi, così apprendiamo nei corridoi del tribunale, è che dopo qualche giorno il soggetto si allontana e fa perdere le proprie tracce. Sì, perchè il centro di identificazione non è di detenzione. (…) Il gioco, dunque, è presto fatto. Se i fatti andranno realmente in questa maniera, Mohamed tornerà a circolare in Italia, come se nulla fosse accaduto e con generalità diverse, pronto per delinquere di nuovo. E adesso, la sorpresa finale. Mohamed ha chiesto il gratuito patrocinio e, molto probabilmente, sarà lo Stato italiano a pagargli l’avvocato. Male che vada, ovvero se lo Stato dovesse rifiutarsi di pagare (ad esempio, perchè non ha i documenti) non c’è problema: sarà il suo legale a rimetterci l’onorario.

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