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Imperia, dipendente mandata in pensione d’ufficio: fa causa e vince ma…

IMPERIA – Mandata in pensione d’ufficio a 65 anni e con un fax a notificarle la decisione del Ministero di Grazia e Giustizia, dopo 35 anni di lavoro. Questa è la storia di Daniela Corsetti, dipendente della Procura d’Imperia, che nell’ottobre 2015 ha ricevuto la comunicazione: doveva andare in pensione. Lasciata senza stipendio, la donna ha denunciato l’accaduto sostenendo di essere stata discriminata e sottolineando di voler lasciar il lavoro alla sua scadenza naturale, cioè al compimento di 66 anni e 7 mesi. La Corsetti ha fatto ricorso e lo ha vinto, ma il suo ritorno a lavoro dovrà ancora attendere, nonostante la Procura di Imperia sia sotto organico, e ora scrive una lettera al Ministero per velocizzare le pratiche.

Maurizio Vezzaro sul Secolo XIX scrive che alla notifica della pensione d’ufficio, Daniela Corsetti non si è data per vinta e ha fatto causa, vincendola, ma i tempi di riassunzione sono ancora lunghi:

“Un collegio presieduto dal giudice Enrica Drago ha stabilito che il collocamento in pensione della dipendente è un atto «illegittimo» e, citando una serie di precedenti sentenze, che va contro la normativa europea. Pertanto le disposizioni come quella riguardante il caso in questione vanno «disapplicate». Vittoria su tutta la linea. Però per la dipendente il calvario – nove mesi senza stipendio e affrontando spese legali – non è finito. Le hanno spiegato che la procedura di riassunzione (si badi bene, di riassunzione e non di reintegro), è lunga e farraginosa. Deve continuare a trangugiare amaro. E pensare che, come evidenziano Andrea Barbera e Gianfranco Severini, del sindacato Confal-Unsa, «a Palazzo di giustizia di Imperia abbiano bisogno di impiegati e cancellieri come il pane».

«Sia in Procura che in Tribunale siamo sotto organico nella misura del 30 per cento», testimoniano i due rappresentanti sindacali. Stranezze della giustizia. Lei intanto non si è persa d’animo. Ha scritto al Ministero, all’indirizzo dell’attuale titolare del dicastero Andrea Orlando, chiedendo che, nel suo caso, le procedure vengano velocizzate.

E non ha risparmiato qualche nota critica. Si legge: «La presa in considerazione delle mie richieste (già in precedenza si era rivolta al ministro, ndr), che mi sembra non fossero fuori luogo, avrebbe evitato costi inutili sia a me, oltre a ingenti danni, sia allo Stato, per il quale tutti onestamente lavoriamo, e avrebbe evitato una mia assenza forzata dall’ufficio che si sta protraendo da mesi. Non avrei intrapreso questa battaglia, anche di principio, se non avessi sentito discorsi e letto articoli dove le massime autorità stigmatizzavano pesantemente il fenomeno della discriminazione di genere».

Non vede l’ora di tornare a servire lo Stato perché è sempre quello che ha fatto, con passione e dedizione. Nel frattempo, però, visto e considerato il trattamento che le è stato riservato, ha intenzione di chiedere i danni morali e psicologici. Quel lungo periodo di inattività e soprattutto la battaglia legale l’hanno snervata, togliendole il sonno. «La somma che dovessi ricevere come risarcimento – specifica Daniela Corsetti – la devolverò a un’associazione che si batte per eliminare gli ultimi residui di disparità tra uomo e donna che io ho vissuto sulla mia pelle»”.


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