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In malattia fa il suo secondo lavoro: pedinato e licenziato

VENEZIA  –  In malattia per un infortunio al piede, con una prognosi di 40 giorni, guidava la macchina per andare a fare il suo secondo lavoro di istruttore sportivo. Licenziato in tronco autista della Veritas di Venezia di 50 anni, da venti nell’azienda.

Dopo diverse assenze tutte di lunga durata (anche di 30-40 giorni), l’azienda multiservizi aveva deciso di far pedinare e fotografare quel dipendente cagionevole, e così è emerso che l’uomo non solo faceva un secondo lavoro senza l’autorizzazione dell’azienda, ma lo faceva quando si dava malato dal suo lavoro principale.

Racconta Paolo Navarro Dina sul Gazzettino: 

Al termine di una vera e propria indagine, compiuta secondo tutti i crismi del rapporto di lavoro, e incrociando i dati sulle presenze/assenze dell’uomo, Veritas ha deciso di passare all’azione. In realtà a far scattare l’indagine interna di Veritas, e che peraltro aveva fatto destare qualche sospetto, era stata nel tempo la ripetitività delle assenze per malattia. Nel curriculum dell’autista (che peraltro era giunto a questo incarico perché ritenuto inidoneo ad altre mansioni), l’azienda aveva verificato come nel corso degli ultimi tre-quattro anni fossero numerose le assenze per malattia, anche e soprattutto per periodi lunghi, almeno di 30-40 giorni come nel caso dell’ultimo episodio di infortunio. Così l’azienda multiservizi ha deciso di vederci chiaro scoprendo alla fin fine l’arcano e come il dipendente avesse approfittato della situazione per svolgere un’altra occupazione ben diversa da quella originale visto e considerato che è stato verificato come fosse istruttore sportivo.

IL PRECEDENTE – Non è la prima volta che Veritas passa sotto la lente l’operato dei propri dipendenti, con conseguenze pesanti. Alcuni giorni fa, ricorda il Gazzettino, l’azienda

aveva licenziato in tronco a Mirano tre suoi dipendenti ritenuti i presunti responsabili di alcuni furti nell’ecocentro della cittadina veneziana. In quest’ultima occasione i tre (ormai) ex dipendenti erano stati ritenuti responsabili di una serie di furti all’interno del deposito di Mirano, in viale Venezia, verificando che parecchi quintali di materiale avviato in discarica (rame, ferro, ottone e acciaio) in realtà pare venissero poi rivenduti consentendo loro di guadagnare fior fiore di quattrini.


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