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In Toscana si spara ai piccioni: 100mila da abbattere

FIRENZE – I piccioni sono troppi e rovinano le colture tutto l’anno. La Toscana passa quindi alle doppiette: approvato un piano per abbatterne 100mila esemplari l’anno fino al 2018. In sostanza, il doppio rispetto a quanto deciso per gli anni 2010-2015. Scrive Il Tirreno: 

Come spiccano il volo, soprattutto nei mesi della semina, rischiano le piume. E siccome la stagione della semina è quasi sempre – a seconda dei prodotti – di fatto non avranno mai tregua nel prossimo triennio. Così se fra il 2010 e il 2015 in Toscana sono stati abbattuti 223.272 piccioni, fra il 2016 e il 2018 la Regione autorizza ad abbatterne il doppio: 300mila nella metà degli anni. Infatti nel 2010, ne sono stati cacciati meno di 13mila e nel 2013, il loro annus horribilis, pochi meno di 50mila. Quest’anno potranno essere già 100mila (come quota massima). Del resto – scrive la Regione – questa specie ha uno «scarso valore biologico»; in compenso c’è una forte richiesta «da parte del mondo agricolo di contenere le popolazioni presenti che causano danni notevoli alle produzioni o addirittura impediscono la semina di ampi territori».Stando agli esperti, oltretutto, il piccione sarebbe instancabile in questa operazione di sabotaggio. Da ottobre a dicembre danneggerebbe la semina dei cereali invernali; da marzo a giugno la semina dei cereali primaverili e foraggere; poi saboterebbe anche il periodo della maturazione e della raccolta. In pratica tutto l’anno sarebbero un flagello. E i tentativi di «dissuasione e riduzione dell’impatto sulle colture» finora adottati non si sarebbero rivelati efficaci. Negli anni passati, abbattimenti a parte, in Toscana sono stati utilizzati: dissuasori acustici o ottici nelle colture; recinzioni di copertura «per la difesa diretta delle colture»; sono stati applicati «sistemi di dissuasione all’accesso ai siti di allevamento del bestiame, stoccaggio e magazzini rurali»; sono stati effettuati «interventi strutturali per la riduzione delle risorse alimentari e dei siti di nidificazione con ordinanze di divieto».