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Infermiera Piombino, Riesame: “Perché lei e non altri?”

PIOMBINO –  Intercettazioni irrilevanti. Indizi non gravi, non precisi e non concordi. Sono queste le ragioni che hanno portato 30 giorni fa alla scarcerazione di Fausta Bonino, la donna accusata di essere l’infermiera killer di Piombino. In una quindicina di pagine il tribunale del Riesame di Firenze smonta gran parte dell’indagine condotta dalla procura di Livorno e dai Nas. La conclusione è che l’accusa non è abbastanza solida per giustificare una misura cautelare nei confronti dell’unica sospettata.

Fausta Bonino è stata accusata della morte di tredici pazienti ricoverati nel reparto di Cardiologia e Rianimazione dell’ospedale di Piombino. Secondo l’accusa ai pazienti sarebbero state somministrate iniezioni letali di eparina, un anticoagulante.

I giudici del collegio del Riesame, recependo il ricorso del legale della Bonino, l’avvocato Cesarina Barghini, ritengono che i carabinieri del Nas, convinti della responsabilità dell’infermiera sulla base delle intercettazioni e della presenza della donna al lavoro quando sarebbero avvenuti i decessi, “avrebbero concentrato gli sforzi investigativi solo nel senso di riscontrare tale ipotesi senza indagare ad ampio raggio”.

Nel caso di una paziente di 88 anni, ad esempio, morta la notte tra il 19 e il 20 dicembre 2014, sottolinea il Riesame, la Procura sostiene che la morte sia sopraggiunta dopo un’iniezione letale tra le 14 e le 18.30, ora in cui la Bonino era in servizio: “Ma perché lei e non altri?” si domandano i giudici. In altri casi, addirittura, le iniezioni sarebbero state fatte tempo prima dell’entrata in servizio dell’infermiera.

Infine le intercettazioni che, sempre secondo i giudici del Riesame, non sarebbero “da ritenersi rilevanti, visto che sapeva di essere intercettata”. “Da quelle conversazioni — scrive il Riesame — traspare un senso di impotenza, la sensazione di accerchiamento, la rabbia per essere stata sacrificata dalle colleghe”.

La procura di Livorno però non si arrende e ha già fatto sapere che impugnerà la decisione per Cassazione.