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Ingiuria, diffamazione e minacce: la Corte di Cassazione dice…

ROMA – “Fattucchieri, maghi e guaritori… vi lancio i vasi dal balcone…. se non ve ne andate”: per queste frasi pronunciate nei confronti di due persone che abitavano illegittimamente in un suo appartamento una signora era stata condannata a 500 euro di multa per i reati di ingiuria, minacce e diffamazione. La donna ha però fatto ricorso, e la Corte di Cassazione ha ribaltato la sentenza.

Secondo la Suprema Corte, infatti, il reato di diffamazione non sussiste in quanto le frasi offensive sono state proferite alla presenza di una sola persona. Per quanto riguarda poi il reato di ingiuria, esso non è più previsto dalla legge come reato, ma solo come illecito civile.

Infine, per quanto concerne le minacce, i giudici supremi hanno ritenuto che il Tribunale non avesse chiarito in base a quali risultanze processuali ritenesse provata la minaccia. Pertanto la Corte in questo caso, con specifico riguardo alle minacce, ha annullato la sentenza con rinvio al Tribunale, perché provvedesse a nuovo esame della vicenda.

La vicenda è spiegata da Enrico Michetti sul Quotidiano della Pubblica Amministrazione: 

Le frasi incriminate: “Fattucchieri, maghi e guaritori” …  vi lancio i vasi dal balcone…. “se non ve ne andate ve la faccio pagare, vi accadrà qualcosa di brutto” … “dovete andare via da qui con le buone o con le cattive”. Queste le parole pronunciate da una signora nei confronti di due soggetti che abitavano illegittimamente un suo immobile.

In ragione di ciò la signora veniva denunciata e con sentenza del 23 aprile 2015 il Tribunale la dichiarava colpevole dei reati a lei ascritti: ingiurie, minacce e diffamazione e la condannava alla pena di euro 500 di multa.

La signora ricorreva in Cassazione e, la Suprema Corte (…) con riferimento al reato di ingiuria rilevava che è stato abrogato l’art. 594 cod. pen., con conseguente trasformazione in mero illecito civile del fatto di ingiurie. Pertanto, la Cassazione ha ritenuto di annullare la sentenza limitatamente alle ingiurie perché il fatto non é più previsto dalla legge come reato.

Con riguardo poi all’accusa di diffamazione, da quanto risulta dalla ricostruzione dei fatti come operata dai giudici di merito, la Corte ha ritenuto che non può affermarsi la sussistenza del reato di diffamazione, poiché le frasi offensive sono state proferite alla presenza di una sola persona.

In proposito va rimarcato che, ai fini della configurabilità del reato di diffamazione è necessario che l’autore della frase lesiva dell’altrui reputazione comunichi con almeno due persone ovvero con una sola persona, ma con modalità tali che detta notizia venga sicuramente a conoscenza di altri ed agisca rappresentandosi e volendo tale evento, cosa che non ha riguardato il caso di specie. (…)

Infine, con riguardo al reato di minacce, la Cassazione ha ritenuto che il Tribunale non avesse chiarito affatto in base a quali risultanze processuali ritenesse provata la minaccia, o le ragioni per le quali ritenesse sussistente il reato, sebbene contestato nell’imputazione con diversa descrizione del fatto. Pertanto, la Corte in questo caso, con specifico riguardo alle minacce, ha annullato la sentenza con rinvio al Tribunale, perché provvedesse a nuovo esame della vicenda.

 


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