Blitz quotidiano
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Inpgi affitta, Scarpellini subaffitta, Campidoglio strapaga

ROMA – Inpgi (Istituto nazionale previdenza giornalisti italiani) ha dato in gestione un palazzo di 11 piani all’immobiliarista Sergio Scarpellini. Impugnando il contratto d’affitto di quel palazzo, che Scarpellini subaffittava al Comune di Roma per 9,5 milioni all’anno, guadagnandone 7,3, Pierluigi Franz ha presentato un esposto alla Procura, all’Anac e alla Corte dei Conti. Così c’è un posto anche per Inpgi nel caso Affittopoli. Ne scrive Fulvio Fiano sul Corriere:

Con un triplo esposto presentato da Pierluigi Franz in procura, alla Corte dei Conti e all’Anac anche l’Inpgi, la cassa di previdenza dei giornalisti, entra nell’Affittopoli capitolina. La parte fin qui nota alle cronache ruota attorno agli undici piani con annesso garage in largo Loria 3. Edificio di proprietà dell’ente, preso in gestione dall’immobiliarista Sergio Scarpellini (tramite la società Milano ’90) nel 2006 e subaffittato a prezzi quasi quintuplicati al Campidoglio: da 2,1 milioni annui a 9,5 con un guadagno di 7,3 milioni ogni anno per sette anni. Un totale di oltre 51 milioni.

È poi emerso che di questi, 800mila andavano ogni anno per il subaffitto del garage. Ci sono stati «favori» a vantaggio della Milano ’90 in questa scelta? Ma c’è di più. Rescisso il contratto (che nelle intenzioni dell’ amministrazione Veltroni doveva durare 21 anni) da 18 mesi lo stabile – il più pregiato nel patrimonio Inpgi – è vuoto. Dall’ultimo bilancio dell’ente è però emerso che la Milano ’90 è debitrice di 2,5 milioni per canoni arretrati.

Una stranezza nella stranezza, perché il contratto di gestione prevedeva la sottoscrizione iniziale di una fidejussione di 2 milioni e centomila euro. Com’è possibile, si chiede nei suoi esposti Pierluigi Roesler Franz quale sindaco dell’Inpgi 1 e dell’ Inpgi 2 (la cassa per i collaboratori) che la garanzia bancaria non sia stata incassata? Secondo la ricostruzione consegnata ai magistrati contabili e penali, la fidejussione sarebbe stata sostituita con un’altra forma di garanzia meno sicura ad insaputa di amministratori e sindaci. Conferme però non ce ne sono. Perché, come ha sottolineato di recente in Commissione parlamentare di controllo sull’ attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, «faccio parte del consiglio generale dell’ Inpgi e posso dire che non c’è domanda di chiarimento alla quale si riesca ad avere risposta».