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Inpgi, colpo di scena: “Soldi a Toschi, non a Camporese”

ROMA – Inpgi, colpo di scena: “Soldi a Toschi, non a Camporese”. Non era Andrea Camporese, l’ex presidente dell’Inpgi (la cassa giornalisti), l’uomo che a Lugano ricevette 53mila euro da un fiduciario di Andrea Toschi (ad della società di gestione del risparmio Adenium Sgr) come parte di una presunta corruzione ammessa dallo stesso Toschi.

E’ proprio lo stesso fiduciario bancario in Svizzera (dove Toschi ha ammesso di aver costituito un conto proprio per attingere risorse per le operazioni “sporche”) a smentire clamorosamente Toschi. La svolta è la conseguenza della rogatoria in Svizzera dei giudici milanesi: il fiduciario, interrogato, è diventato il teste chiave al processo sullo scandalo Inpgi- Sopaf nell’udienza del 22 giugno al tribunale di Milano. E ha ribaltato il senso delle dichiarazioni di Toschi. Luigi Ferrarella del Corriere della Sera ragguaglia sul colpo di scena.

E la sua versione è molto diversa. Opposta. Salvagente per Camporese e boomerang per Toschi. Il fiduciario racconta infatti di aver sì ricevuto da Toschi l’ordine di prelevare 53.000 euro, ma di averli poi consegnati non a Camporese, che specifica di non aver mai conosciuto, bensì proprio direttamente a mani a Toschi, nel corso di in un incontro a piedi in strada davanti alla stazione ferroviaria di Lugano.

Ora si vedrà se nel seguito del processo Toschi insisterà nella propria versione dopo l’esito della rogatoria, che certo non giova alla credibilità di questo consulente finanziario arrestato nel maggio 2014 nell’indagine Sopaf condotta dalla GdF, e la cui parentela proprio con un fratello generale GdF (Giorgio) è tornata d’attualità sia appena prima sia subito dopo che il Consiglio dei Ministri ha nominato appunto il fratello Giorgio Toschi nuovo comandante generale della Guardia di Finanza. (Luigi Ferrarella, Corriere della Sera)

Camporese è sottoposto a processo per truffa ai danni dell’Istituto da lui presieduto fino a due mesi fa, e per corruzione passiva. Il reato di corruzione passiva consiste nell’accettare soldi in cambio di favori illeciti. Secondo l’accusa, Camporese avrebbe accettato non meno di 200 mila euro per fare acquistare nel 2009 all’ Inpgi a prezzo eccessivo quote del Fondo Immobili Pubblici (FIP) vendute dalla società Adenium facente capo alla holding Sopaf, ma in realtà detenute dalla società austriaca Immowest Ppromotus Holding.

Secondo l’accusa, a corrompere il coimputato Andrea Camporese sarebbe stato Andrea Toschi, motivo per cui è sotto processo per corruzione attiva. Fondata dai fratelli Aldo e Andrea Magnoni, la Sopaf è andata fallita a causa della “distrazione” di più o meno 180 milioni di euro, finiti illegittimamente nelle tasche di due dei sei fratelli Magnoni (la vicenda giudiziaria ha coinvolto anche altri parenti, tra cui Ruggero Magnoni, fratello dei due principali accusati, ma alla fine il pm si è reso conto della estraneità di Ruggero Magnoni e ne ha chiesto e ottenuto il proscioglimento) e dirigenti di società facenti capo in qualche modo alla stessa Sopaf, che nel gennaio 2013 è stata ammessa al concordato preventivo.