Cronaca Italia

Intercettazioni e spie svelano le intese fra Ong e scafisti dei trafficanti

Intercettazioni e spie svelano le intese fra Ong e scafisti dei trafficanti

Intercettazioni e spie svelano le intese fra Ong e scafisti dei trafficanti

Intercettazioni, registrazioni clandestine, confessioni (anonime) mettono la salvifica attività delle Ong in una luce molto fosca.

«Diciamo la verità: ho visto pochi migranti in pericolo di vita. Non abbiamo mai salvato qualcuno che stesse morendo in mare». A parlare è una persona che le operazioni di soccorso nel Mediterraneo le ha viste da vicino, da addetto alla sicurezza su Vos Hestia, nave di Save the Children (Stc). Quello che racconta, riporta Giorgio Caccamo sul Quotidiano nazionale, lo ha denunciato all’Aise, il servizio segreto per l’estero.

Fauso Biloslavo, sul Giornale, rincara la dose:

“Gli incredibili dettagli della complicità con i trafficanti libici documentati dall’agente sotto copertura infiltrato a bordo della nave di una Ong. Le foto delle facce dei trafficanti, che si sono presentati sotto bordo dicendo: «Sta arrivando gente» ovvero i gommoni con i migranti da portare in Italia. Il ruolo ambiguo di un giornalista del Manifesto imbarcato su nave Iuventa, il natante dell’Organizzazione non governativa tedesca Jugend Rettet, sequestrata per il reato di immigrazione clandestina”.

È una immagine diversa da quel profilo romantico che è stato tracciato da Laura Boldrini, già impiegata Onu nel reparto addetto, La Bodrini ha costruito una immagine e una carriera politica nel criticare anche aspramente le Forze armate italiane impegnate, negli anni passati, a governare l’onda dei profughi.

E anche lontana dalla retorica di Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere:

“I recenti sviluppi rappresentano un altro preoccupante tassello di un ambiente sempre più ostile per le operazioni salvavita di soccorso”; “gli stati europei e le autorità libiche stanno attuando congiuntamente un blocco alla possibilità delle persone di cercare sicurezza. È un attacco inaccettabile alla vita e alla dignità delle persone”.

Ma quale dignità c’è nel finire in un centro profughi, elemosinando un po’ di sussistenza dallo Stato italiano, se non chiedendo elemosina in strada o spacciando droga?

Agli umanitaristi tipo Boldrini o De Filippi basta portarli in Italia. Quel che succede dopo non li riguarda. Un bel bagnetto ristoratore nel mare di Castel Porziano e via verso nuovi orizzonti.

Secondo le ultime rivelazioni, le Organizzazioni non governative sono pappa e ciccia e procedono mano nella mano con gli scafisti. Forse lo fanno in nome di un umanitarismo un po’ velleitario, perché dietro quelle migliaia di profughi che spingono per entrare in Italia e in Europa ci sono dei continenti, Africa, Medio Oriente, Asia, con milioni se non miliardi di persone che vorrebbero trovare qui un futuro migliore ma sono talmente povere da non potere pagare le migliaia di dollari o euro richiesti per il passaggio,

L’ex addetto alla sicurezza a bordo di Vos Hestia di Save the children ricorda che

“una volta abbiamo preso un battello con gente in buone condizioni. A dieci minuti dalla costa libica, non in alto mare. Quell’operazione l’ha voluta Save the Children direttamente da Londra, mentre tutti gli altri uffici europei erano contrari”.

 

“Sembrava una gara ad arrivare primi. Per me aveva un atteggiamento strano Iuventa (nave della Ong tedesca Jugend Rettet, ndr ), troppo piccola. Si capiva che faceva da appoggio. Una volta eravamo in Libia con altre Ong, ma non si vedevano gommoni. Poi un giorno chiama Iuventa e dice ‘abbiamo 400 persone a bordo’. Ma noi in cinque giorni non avevamo visto nessuno! E poi, se carichi tutte quella gente, mi dici dove stanno i battelli che hanno usato? Allora vuol dire che glieli hanno portati gli scafisti».

Sono evidenti i rapporti tra alcune organizzazioni e scafisti:

“Spesso è lo scafista che dà la posizione con il telefono satellitare, non sono certo i migranti. Quando si trova un gommone con decine di persone a bordo sembra quasi che si siano dati appuntamento…”.

“Abbiamo caricato giovani magrebini che erano stati espulsi dall’Italia, per loro quello era l’unico modo per provare a rientrare. Ma dico io, chi c… abbiamo portato in Italia?? Non abbiamo portato i siriani disperati o quelli del Mali che scappano dalla fame”.

“Bisogna sempre seguire la pista dei soldi. Io vorrei capire: il ministero dell’Interno quanti soldi ha dato a Stc? Perché questa voce non esce? A bordo mi hanno detto che sono operazioni da mezzo milione al mese, 6 milioni l’anno solo per Save the Children. E questi soldi arrivano dalle istituzioni. Stc riceve anche molte offerte: immagino che a costo zero recuperino milioni e milioni. Su questo ho una mia idea personale….Dei migranti, alle Ong, non gliene frega un cavolo, è solamente un business del momento”.

«Ricordo un’operazione di supporto a Iuventa. Erano 140 migranti. Poco prima del nostro arrivo si è allontanato a forte velocità un barchino con un altro a traino, con due libici a bordo. Non l’ho visto solo io, ma una nave intera, il comandante, gli operatori di Save the Children. Ma nessuno dice cosa ha visto, è questo che mi fa incazzare».

Perché non lo dicono?

«Eh, perché se il comandante dicesse una cosa del genere, per chi ha fatto il contratto con Save the Children sono soldi persi… L’anno scorso la nave, dell’armatore olandese Vroon con sede italiana a Genova, era rimasta ferma per quattro mesi ad Alessandria d’Egitto. Mi hanno detto che non aveva lavoro! E poi le piove dal cielo un contratto, dicono, da 500mila euro al mese…. Non può rischiare di perderli».

Il racconto di Biloslavo parte dagli atti del tribunale di Trapani. Da due conversazioni (da intercettazioni ambientali, è emerso che il 23 maggio scorso la Iuventa (la motonave sequestrata dell’Ong Jugend Rettet per immigrazione clandestina ndr) si è coordinata con la Vos Hestia (imbarcazione di Save the children ndr) al fine di organizzarsi «parallelamente» alle indicazioni ricevute da Imrcc (Centro di coordinamento della Guardia costiera a Roma ndr) nell’ambito di «un’operazione di soccorso».

Il 19 maggio si infiltra a bordo della Vos Hestia l’agente si polizia sotto copertura Luca B., che scopre le collusioni con i trafficanti libici. Gli episodi sono noti, ma negli atti di sequestro di nave Iuventa vengono elencati nei dettagli, che risultano inquietanti.

«Episodio del 18.6.2017 di fronte a Zwuara (hub di partenza dei migranti dalla Tripolitania ndr) ore 6.15» che coinvolge: «3 barconi in legno con migranti a bordo partiti dalle coste libiche, 1 motovedetta della Guardia costiera libica, 1 barchino con alcuni trafficanti, la nave Iuventa con 2 Rhibs (gommoni di supporto per le operazioni)».

Negli atti si legge che «all’inizio dell’attività di osservazione l’undercover (agente sotto copertura ndr) ha avuto modo di osservare che la motovedetta della Guardia costiera e il barchino dei presunti trafficanti si sono allontanati dallo scenario dirigendosi verso le coste libiche. Successivamente sono iniziate le attività di recupero dei migranti da parte dei Rhibs (gommoni) della Iuventa e della Vos Hestia e gli stranieri sono stati trasbordati sulle citate imbarcazioni. In particolare uno dei natanti con migranti a bordo era contrassegnato da due lettere KK di colore rosso». Il dettaglio non è secondario. «Successivamente 2 dei menzionati barconi in legno sono stati legati tra loro con una cima e gli operatori che si trovavano a bordo del Rhib della Iuventa li hanno trainati vero le coste libiche» denunciano gli inquirenti. «Il natante contrassegnato dalle lettere KK di colore rosso (…) è stato lasciato in direzione di alcuni barchini di trafficanti che si trovavano nelle vicinanze. (…) Il menzionato natante è stato nuovamente utilizzato dai migranti partiti dalle coste libiche e soccorsi nel corso delle operazioni del 26 giungo scorso» si sottolinea negli atti. Da notare che le raccomandazioni della nostra Guardia costiera sono di affondare i barconi per evitare che vengano riutilizzati.

«Alle successive ore 11 del 18.6.2017 si presentava il seguente scenario» secondo il rapporto dell’agente sotto copertura. «Motonave Vos Hestia, motonave Iuventa con Rhibs di pertinenza in mare, motonave See Fuchs (imbarcazione di un’altra Ong tedesca ndr) battente bandiera olandese». Il poliziotto infiltrato Luca B. fotografa e filma il tutto a tal punto che «nella circostanza è stato osservato un vero e proprio rendez vous tra operatori della Iuventa e presunti trafficanti finalizzato alla consegna di alcuni migranti».

Gli inquirenti descrivano passo dopo passo la collusione: «Il Rhib della Iuventa di colore verde e di piccole dimensioni si è diretto verso le coste libiche e da quei luoghi è sopraggiunta una imbarcazione verosimilmente con migranti a bordo. Il menzionato Rhib e il barchino con i presunti trafficanti, dopo essersi incontrati sono restati affiancati per qualche minuto. Dopo qualche istante il Rhib si è diretto verso la Iuventa, mentre l’altro natante ha proceduto verso le coste libiche. Successivamente quest’ultima imbarcazione è riapparsa sullo scenario scortando un gommone carico di migranti e arrestando la navigazione solo in prossimità della Iuventa». Gli inquirenti sono convinti che «proprio la dinamica con la quale avveniva questo secondo viaggio del barchino consentiva di acquisire piena contezza che le persone a bordo fossero dei trafficanti».

«Gli stessi trafficanti, dopo aver intrattenuto un dialogo con gli operatori della Iuventa si sono allontanati a bordo della propria unità rivolgendo un cenno di saluto verso la menzionata motonave». Alla fine gli inquirenti registrano che «i migranti soccorsi sono arrivati nel porto di Crotone il 21 giugno». Grazie a intercettazioni ambientali è stato identificavo chi pilotava i gommoni che hanno riportato i barconi ai trafficanti. «I ragazzi (sono) indicati nella conversazione di seguito trascritta – si legge negli atti – come 2 soggetti di nome Miguel, una donna di nome Laura e un’altra di nome Zoe (che) potrebbero identificarsi in Castillo Soares Duarte Miguel, Roldan Espinosa Miguel, Martin Laura e Mickausch Zoe».

La scoperta più incredibile dell’agente sotto copertura avviene il 26 giungo e coinvolge nave Vos Hestia di Save the children. La descrizione dei fatti lascia senza parole: «Alle ore 6.19 è sopraggiunto un gommone con 3 trafficanti a bordo che, arrivando sottobordo (di nave Vos Hestia ndr) in lingua araba hanno riferito agli assetti presenti che stava arrivando gente, come riferito da alcuni esponenti di Save the children allo scrivente». L’infiltrato della polizia fotografa i trafficanti con magliette polo e tutte da ginnastica. «Successivamente sono arrivati diversi barconi e gommoni, ognuno con centinaia di persone a bordo» si legge negli atti. L’aspetto paradossale è che «in serata sono sopraggiunti altri assetti militari (inviati dalla Guardia costiera italiana ndr) per completare le operazioni di salvataggio, in quanto la Vos Hestia non poteva accogliere tutti a bordo». In questo recupero di migranti, su invito dei trafficanti, ricompare anche il barcone con la sigla KK, che era stato restituito una settimana prima dal personale di nave Iuventa.

 

 

 

 

 

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