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Isabella Noventa, Manuela Cacco mente? In auto di Debora…

PADOVA – Non hanno trovato riscontri le testimonianze di Manuela Cacco in merito al delitto di Isabella Noventa. Secondo la tabaccaia di Camponogara, in provincia di Venezia, la Noventa sarebbe stata trasportata nell’auto di Debora Sorgato, una Volkswagen Golf, ma da quanto è emerso in questa fase dell’inchiesta non sarebbero state trovate tracce di sangue. Sono ancora diversi gli elementi che devono essere chiariti.

Come racconta Luca Ingegneri sul Gazzettino,

stando al racconto di Manuela Cacco, è sull’utilitaria che Freddy e la sorella avrebbero portato via il cadavere di Isabella nell’arco temporale compreso tra le 00.22 e le 00.45, ovvero tra i due passaggi dell’utilitaria di colore bianco davanti ai varchi elettronici del comune di Noventa. All’una meno un quarto la Volkswagen Golf fa ritorno alla villetta di via Sabbioni, dove a distanza di qualche minuto approda pure la Polo di Manuela Cacco. Ed è a quel punto che, stando al suo interrogatorio nel carcere di Montorio, la tabaccaia di Camponogara avrebbe appreso dell’uccisione di Isabella, giustiziata con due martellate in testa da Debora. Manca però una minima traccia del Dna della vittima sia nella cucina della casa di Freddy che nell’auto di Debora.

Basta la circostanza del sacchetto di immondizie in testa a giustificare la completa assenza di tracce ematiche dell’impiegata?

Mancano riscontri fondamentali al racconto di quella che si configura sempre più come il teste chiave della pubblica accusa. Anche perché Manuela Cacco continua a sostenere di non sapere in che modo i fratelli Sorgato si siano sbarazzati del cadavere.

Le ricerche del corpo di Isabella Noventa sono state sospese e non riprenderanno in assenza di indicazioni certe. Debora e Freddy mantengono la linea del silenzio. La donna non ha mai voluto rispondere al magistrato né agli investigatori mentre Freddy è ancora fermo alla dichiarazione spontanea davanti al gip. Ha detto di aver soffocato Isabella al culmine di un gioco erotico. Una dichiarazione che ha voluto fare a tutti i costi, nonostante il parere contrario del difensore, come se dovesse recitare una parte a tutti i costi, nell’evidente tentativo di proteggere la sorella alleggerendone la posizione.

Infine, spiega sempre il Gazzettino,

computer e telefoni del terzetto sono al vaglio degli uomini della Squadra mobile. È dai supporti informatici e dalle messaggerie dei cellulari che si spera di raccogliere altri indizi utili a comporre un puzzle con troppe caselle ancora vuote.

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