Blitz quotidiano
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Isabella Noventa, triangolo amoroso: la notte del delitto…

PADOVA – Isabella Noventa, c’era un triangolo amoroso dietro il feroce assassinio che ha chiuso la vita di Isabella Noventa.

Il sospetto nasce leggendo la cronaca di Cristina Genesin sulla Nuova Venezia. La sintesi di questo articolo, avvincente come la copertina di un romanzo giallo, è:

prima Freddy Sorgato ha avuto un rapporto con la designata vittima Isabella Noventa,

poi ha strozzato Isabella Noventa,

poi ha passato il resto della notte, quella notte maledetta fra il 15 e il 16 gennaio 2016, con Manuela Cacco, la tabaccaia di Camponagara, amica-amante, coinvolta, non si sa ancora quanto, nella sequenza di morte e bugie che la hanno portata in carcere, insieme con Freddy Sgorgato e la sorella di lui Debora Sgorgato.

Nominandola da viva, nessuno dei tre arrestati amava molto Isabella Noventa. Dalle carte giudiziarie, per Freddi Sgorgato era “la fidanzata «iena»”, per Debora Sgorgato era una “sfruttatrice-succhiasoldi”, per Manuela Cacco semplicemente e ferocemente la “rivale di cuore (e letto)”.

 

Cristina Genesin definisce la amica-amante Manuela Cacco,

“compagna di ballo e saltuaria amica di letto”

di Freddy Sgorgato,

“camionista-ballerino-sciupafemmine”.

Cristina Genesin ha letto bene l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Cristina Cavaggion, che ha mandato in carcere i tre sospettati. Nel documento giudiziario sono riportati brani del verbale dell’interrogatorio di Manuela Cacco, redatto in questura del 16 febbraio. Le parole di Manuela Cacco fanno saltare la linea di difesa del “terzetto killer” e il gip Cristina Cavaggion, confermando il carcere per tutti e tre gli indagati sospettati di aver ucciso Isabella Noventa ritiene trattarsi di tre soggetti «dall’elevata pericolosità».

Quando il Gip Cristina Cavaggion le ha chiesto perché, nei precedenti interrogatori, non avesse riferito il non marginale dettaglio, Manuela Cacco si è stretta nelle spalle:

“Non lo avevo detto? Siccome è capitato più volte, non lo ricordavo… Sono ripartita alle 8.20 (la mattina del 16 gennaio) a bordo della mia auto e sono tornata a casa a Camponogara dove ho incontrato Debora Sorgato che, intanto, insieme a sua mamma era giunta al bar da me”.

Quelle ammissioni, elabora la cronista, insieme con

“la confessione della messinscena del giubbino di Isabella indossato per le vie del centro storico di Padova, confermano la pianificazione dell’omicidio”.

La tesi, accolta in pieno dal Gip, è stata elaborata dal pm Giorgio Falcone,

“convinto da settimane della responsabilità penale del diabolico terzetto. Di più. Secondo il giudice, svelano un’altra valanga di menzogne raccontate dai tre indiziati di quell’omicidio «del tutto spregiudicati… che hanno mentito per oltre un mese. E che, sebbene incensurati, hanno palesato una personalità talmente negativa da far ritenere che, concretamente, possano reiterare gravi delitti con uso di mezzi di violenza personale»”.

Ecco i punti chiave della accusa, basati su una serie di riscontri oggettivi:

 

1. Non è vero che Manuela Cacco arriva a casa di Freddy dopo la mezzanotte e un quarto, non avendo notato la sua Audi nel parcheggio del Relax dov’erano d’accordo di trovarsi.

2. Non è vero che, insieme, giungono nel locale da ballo di Padova in via Ponticello verso l’una, per restarci fino alla chiusura intorno alle 2.30 forse 3 (l’arrivo è posticipato).

3. Non è vero che lei lo aveva riaccompagnato a casa, per rientrare nella sua abitazione di Camponogara. «La Cacco era venuta da me… Avevo già accompagnato in centro Isabella… Eravamo usciti di casa dopo la mezzanotte. Fanno fede gli orari del gps della mia Audi che è attivato per questioni assicurative» aveva spiegato Freddy.

Ma il diavolo fa le pentole, non i coperchi e è

“l’incrocio di questi dati a tradire i tre indagati. Le celle agganciate dai cellulari di Debora e Manuela confermano che, entrambe, si trovano a Noventa Padovana (nella casa di Freddy) il 16 gennaio alle 00.43.38: Isabella è stata da poco uccisa. E il gps dell’Audi dell’uomo rivela che la macchina è in sosta a casa sua tra le ore 23.12.28 del 15 gennaio e le 00.56.52 del 16 gennaio, prima di ripartire (alle ore 00.56.52 l’accesione dell’Audi) per la sfilata di Manuela, travestita da Isabella, lungo le vie del centro storico di Padova. Manuela in centro: arriva con Freddy e torna nella villa di quest’ultimo a bordo della Polo di Debora Sorgato.

In “uno dei passaggi chiave dell’ordinanza” si legge:

“Manuela fa “coppia” con Freddy, solo un omuncolo piegato al carattere forte della vittima e alla personalità da dura della sorella.  Quando Sorgato Debora ha portato a termine il suo compito, riportando la Cacco da Freddy che l’attendeva, è andata a casa mentre gli altri due hanno proseguito la serata al “Relax” per continuare nella loro ricerca di testimoni oculari che potessero dar credito al loro diabolico piano posto in essere”.

Ma “la coppia non è arrivata al Relax verso l’una (del 16 gennaio) bensì un’ora dopo, come dichiarato anche da Luca C., presidente del circolo Relax Club”.

Sono troppe le bugie in queste versioni dei fatti, “da parte di tutti”:

“Versioni discordanti fra loro, quelle rese dai tre indagati. Versioni smentite dagli accertamenti tecnici (tabulati telefonici e riprese di varchi e telecamere). La notte dell’omicidio? Debora insiste: ha lavorato nei garage in via Turazza a Padova (è addetta alle pulizie) dalle 22.30 all’1.30. E le immagini che riprendono la sua auto dietro l’Audi del fratello con Manuela/Isabella accanto per la messinscena? «Impossibile» la risposta.

“Manuela non sa spiegare come, in piazza Insurrezione, spunti l’auto della Sorgato per riportarla a Noventa. E nemmeno il motivo per cui Freddy le chiede di interpretare la parte di Isabella: «Non mi ricordo nemmeno quello che mangio il giorno prima»”.