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Islam, associazioni musulmane in Italia verso 8 per mille

ROMA – L‘8 per mille alle associazioni musulmane. Dopo la proposta dell’ex premier e segretario Ds Massimo D’Alema, le organizzazioni dell’Islam in Italia si organizzano per trovare fondi.

“In Italia, per la Chiesa cattolica, esiste l’otto per mille ma c’è un milione e mezzo di musulmani che non sono riconosciuti e con i quali non abbiamo un’intesa. L’Islam europeo potrebbe essere più aperto e moderno, rispetto a quello fondamentalista che viene da certi Paesi. Se il centro islamico lo costruisce l’Arabia Saudita il predicatore salafita lo mandano loro”, aveva detto D’Alema a Radio Anch’Io. E proprio prendendo spunto da qui le organizzazioni musulmane si muovono.

In particolare, secondo quanto scrive Alberto Giannoni sul quotidiano il Giornale, la Coreis (Comunità religiosa islamica italiana) e la Confederazione islamica italiana sarebbero pronte a mettersi in regola per accedere all’8 per mille.

Scrive Giannoni sul Giornale:

La Coreis (…) è un’avanguardia di musulmani colti e aperti, dediti alla riflessione teologica e al dialogo interreligioso. Dal punto di vista organizzativo, una piccola realtà che riunisce dieci associazioni in sette regioni. (…) Il suo leader, Yahya Pallavicini, dai tempi del ministro Giuseppe Pisanu collabora da esperto col Viminale. E oggi è impegnato nel percorso che porta al riconoscimento, condizione per un’intesa. Una strada lunga, che prevede un esame accurato sulla regolarità giuridica, l’assetto statutario, la realtà associativa, il funzionamento. Normale che l’imam milanese consideri «prematuro» il discorso sull’8 per mille. Ma tutt’altro che fuori tempo la riflessione sui finanziamenti:

«Se ne parla – spiega – perché i finanziamenti rischiano di condizionare il funzionamento o la gestione dei centri. E la possibilità di accesso ai fondi darebbe un segno di maggior trasparenza e autonomia, anche da condizionamenti ideologici. L’intesa Stato-religione può diventare una garanzia di una realtà trasparente».

Autonomia da chi? Ovviamente dalla potenze estere, da poteri oscuri e ambigui nei rapporti internazionali e con le organizzazioni fondamentaliste.

Se la Coreis parla di trasparenza la Confederazione islamica non è da meno:

Di «chiarezza» parla Mustapha Hajraoui, presidente della Confederazione islamica, giovane ma già capillare, che conta 300 centri in 14 regioni, tutti on line con indirizzi e dirigenti. «Abbiamo presentato la richiesta. Noi lavoriamo per integrazione e chiarezza, democrazia e trasparenza dei centri aderenti» spiega il presidente confermato di un’organizzazione che cita come «caratteri fondanti, fondamentali e indissolubili» l‘islamicità e l’italianità. (…) La Confederazione parte, in pratica, là dove si era fermata l’Ucoii, l’altra grande organizzazione dei centri islamici italiani, che oggi ha scelto una strada diversa, abbandonando il sogno 8 per mille per dedicarsi al riconoscimento come onlus, che dà diritto di accedere al 5 per mille, di cui gode una miriade di associazioni del no-profit.

Spiega ancora Abdallah Cozzolino, segretario generale della Confederazione islamica:

«Vogliamo porci come interlocutori del governo per un’intesa. L’8 per mille non è essenziale quanto il riconoscimento della piena dignità della nostra confessione religiosa, per avviare una fase nuova delle comunità musulmane sul territorio italiano».

 

 


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