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Italiani rapiti, c’è stato riscatto? Video di Piazzapulita

ROMA – Durante la puntata di giovedì 10 marzo di Piazzapulita su La7 Corrado Formigli ha mostrato un video preso da Facebook in cui si dà voce a una donna tunisina che faceva parte del commando di sequestratori dell’agguato che ha portato alla morte dei due italiani in Libia, a Sabrada, Fausto Piano e Salvatore Failla. Nel video la donna ricostruisce la dinamica dell’assalto e parla esplicitamente della presenza di soldi di un riscatto “presenti in una macchina poi bruciata”. L’esistenza o meno di un riscatto è il giallo su cui si sta aspramente discutendo negli ultimi giorni. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha negato di aver pagato un riscatto.

Intanto arrivano nuovi particolari sulla morte dei 2 italiani. Nessuna esecuzione con unico colpo mortale alla tempia, come sostenuto nei giorni scorsi dal governo di Tripoli, in Libia. Salvatore Failla e Fausto Piano sono stati trucidati a colpi di mitra. L’autopsia sui cadaveri dei tecnici della Bonatti rapiti in Libia nel luglio scorso e uccisi a Sabrata il 2 marzo, parla chiaro: segni inequivocabili al torace e alle gambe di decine di colpi di kalashnikov, collimerebbero con la ricostruzione fatta finora, che ipotizzava l’uccisione durante un agguato.

Failla e Piano sarebbero stati uccisi in un agguato condotto dalle milizie di Sabrata durante il trasferimento dei quattro prigionieri nostri connazionali (Gino Pollicardo e Filippo Calcagno si sono miracolosamente salvati, come sappiamo) in un’altra prigione a circa trenta chilometri da Sabrata. Ieri sera, 9 marzo, le salme dei due tecnici sono giunte in Italia, ma è polemica – come sottolineano i consulenti delle famiglie – per il fatto che i corpi siano stati lavati in Libia; fatto, questo, che renderà oltremodo difficile la seconda autopsia, in quanto l’eventuale presenza di polveri da sparo dai fori di entrata dei proiettili sarà difficilmente accertabile. “L’autopsia eseguita a Tripoli è stata una macelleria, il prelievo di parte di tessuti corporei ha reso impossibile l’identificazione dell’arma usata, la distanza e le traiettorie”, ha denunciato Francesco Caroleo Grimaldi, legale dei familiari di Salvatore Failla.


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