Cronaca Italia

Jackpot Superenalotto ai terremotati? Non si può fare, non sono soldi pubblici

Jackpot Superenalotto ai terremotati? Non si può fare, non sono soldi pubblici

Jackpot Superenalotto ai terremotati? Non si può fare, non sono soldi pubblici

ROMA – Jackpot Superenalotto ai terremotati? Non si può fare, non sono soldi pubblici. L’idea di destinare i soldi del Jackpot Superenalotto alle popolazioni terremotate del reatino è suggestiva ma impossibile.

Rilanciata da politici di maggioranza e opposizione (Boccuzzi, Pd, Meloni, FdI, Paola Binetti fra gli altri), sostenuta a gran voce dal tam tam della rete, da petizioni e appelli, dalla giustificata e lodevole corsa alla solidarietà del momento, è una misura impraticabile.

2x1000 PD

Perché quei 128,8 milioni di montepremi (a tanto è arrivato per l’estrazione di questa sera) non sono nella disponibilità dello Stato o del Governo.

Non sono cioè soldi pubblici, il Superenalotto appartiene alla Sisal, una azienda privata, che lo gestisce in regime di concessione, regolamentata da un contratto. Va da sé che per sciogliere un contratto bisogna essere in due. Sisal ha poi un impegno con i giocatori che con le loro puntate stanno aumentando il gruzzolo della vincita finale.

Il Jackpot, tecnicamente, è roba loro. Allo Stato, se si vuol perseguire l’idea che con il gioco si possano finanziare gli aiuti ai terremotati, non resterebbe che destinare la totalità o parte del gettito fiscale che ne deriva. Magari con una tassa di scopo.

Il gioco d’azzardo, regolato secondo le leggi dello Stato, è un’attività imprenditoriale come un’altra. A qualcuno è venuto in mente di destinare ai terremotati parte dei profitti, per dire, della Fiat? Diversamente si tratterebbe di un esproprio.

To Top