Cronaca Italia

Janira D’Amato morta per dissanguamento. E aveva sfregi sul corpo

Janira D'Amato morta per dissanguamento. E aveva sfregi sul corpo

Janira D’Amato morta per dissanguamento. E aveva sfregi sul corpo

PIETRA LIGURE – E’ prevista per domani lunedì 10 aprile alle 9,30 davanti al giudice di Imperia l’udienza di convalida del fermo di Alessio Alamia Burastero, il ragazzo di 21 anni accusato dell’omicidio premeditato di Janira D’Amato, la ragazza di 19 anni di Pietra Ligure che aveva troncato il rapporto con lui a causa della gelosia. Alamia, assistito dall’avvocato Alessandro Vignola, è tutt’ora chiuso in isolamento nel carcere di Oneglia.

Nel pomeriggio di domani è prevista l’autopsia sul corpo della vittima, massacrata con una ventina di coltellate due delle quali al collo. Secondo un primo esame, il coltello ha reciso i due grandi vasi sanguigni del collo provocando la morte per dissanguamento della ragazza che, prima di essere uccisa, sarebbe stata sfregiata con alcune profonde ferite al volto. Evenienza questa che se confermata in sede autoptica potrebbe ulteriormente aggravare la posizione del ragazzo, reo confesso.

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Aggiungono Daniele Strizioli e Valeria Pretari su La Stampa:

«I miei genitori lo hanno sempre trattato come un figlio, veniva spesso a cenare a casa come una persona di famiglia fino a quando abbiamo capito che questo rapporto non era sano e che lui si comportava male con lei, la limitava in tutto, era geloso dei suoi successi e non voleva che prendesse il volo».

Ha la voce rotta dall’emozione Kevin D’Amato, il fratello ventitreenne più grande di Janira mentre ancora frastornato ripercorre l’ultimo anno della relazione travagliata della sorella con Alessio Alamia, terminato due settimane fa: «Janira si confidava spesso con mia madre e a quanto sappiamo non c’erano stati episodi sfociati in violenza. Solo una volta durante una lite, lui le aveva rotto volontariamente lo schermo del cellulare. Janira lo giustificava sempre, lei aveva un animo gentile e provava in qualche modo di cambiarlo e vedere in lui la parte buona. Nell’ultimo periodo cercava anche di aiutarlo economicamente e di dargli una mano. Insieme avevano adottato anche un cane, ma era solo mia sorella che se ne prendeva cura, lui pensava solo a se stesso».

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