Cronaca Italia

Jolly Nero, crollo colpa dell’equipaggio. Ma la torre piloti non doveva essere lì…

Jolly Nero, crollo colpa dell'equipaggio. Ma la torre piloti non doveva essere lì...

Jolly Nero, crollo colpa dell’equipaggio. Ma la torre piloti non doveva essere lì…

GENOVA  – Il crollo della torre piloti a Genova, avvenuto il 7 maggio 2013 e costato la vita a 9 persone, fu colpa della negligenza dell’equipaggio ma sulla tragedia potrebbe avere influito anche la posizione della struttura stessa. Lo scrive il giudice Silvia Carpanini nelle motivazioni della sentenza.

“Non può non tenersi in considerazione – scrive il giudice – che forse altre responsabilità potrebbero individuarsi a carico di chi ha permesso la costruzione della torre in una posizione così esposta, senza che venisse adottata alcuna cautela, né sotto forma di struttura di protezione né come disciplina della navigazione”.

“Questo – spiega – non fa venire meno la responsabilità di chi ha travolto la torre con una manovra che non presentava criticità, affrontata solo con imprudenza e disattenzione, ma certo una generale presa di coscienza da parte di chi gestiva la struttura del pericolo nel far manovrare navi in quel contesto e della necessità di adottare misure di protezione anche contro l’errore umano inescusabile, avrebbero potuto impedire la tragedia”.

Il giudice, lo scorso maggio, aveva condannato il comandante Roberto Paoloni a 10 anni e 4 mesi, il primo ufficiale Lorenzo Repetto a 8 anni e 6 mesi, il direttore di macchina Franco Giammoro a 7 anni e il pilota Antonio Anfossi a 4 anni e 2 mesi.

Erano stati assolti, invece, il comandante di armamento della società Messina, Gianpaolo Olmetti e il terzo ufficiale Cristina Vaccari (accusata solo di falso). La Messina, imputata per responsabilità amministrativa, ma citata come responsabile civile, era stata condannata al pagamento di una multa di 1 milione e 50 mila euro riferita al solo comportamento del comandante. Le accuse erano di omicidio colposo plurimo, crollo di costruzioni e attentato alla sicurezza dei trasporti. Il pm Walter Cotugno aveva chiesto il doppio delle condanne.

Dopo la tragedia, la madre di Giuseppe Tusa, uno della vittime, aveva puntato il dito contro la struttura e i datori di lavoro delle nove vittime. Il pm aveva aperto una nuova inchiesta e in un primo momento aveva chiesto l’archiviazione ma il gip aveva ordinato di indagare ancora. Il magistrato ha così indagato 16 persone, tra cui anche l’ammiraglio Felicio Angrisano, all’epoca comandante della capitaneria di porto oltre la società Rimorchiatori riuniti e la corporazione dei piloti del porto.

Una terza inchiesta, che vede indagate 35 persone, riguarda le certificazioni facili rilasciate dal Rina (Registro navale italiano) alle compagnie di navigazione.

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