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Jonathan Esposito, su Fb: “Tenerani merita sedia elettrica”

LA SPEZIA – Davide Tenerani è stato condannato a 10 anni di carcere dalla Corte di Cassazione per l’omicidio di Jonathan Esposito, ucciso il 27 febbraio 2011 con una coltellata in petto fuori da un locale a La Spezia. Dopo che venerdì 20 maggio la Cassazione ha confermato la condanna a Tenerani, reo confesso dell’omicidio, gli amici di Esposito su Facebook hanno commentato su Facebook: “Meritava la sedia elettrica”.

Il Secolo XIX scrive che per gli amici della vittima, che avevano dato vita alla pagina Facebook “Giustizia per Jonathan Esposito”, hanno parlato di “piccola soddisfazione” per la conferma della condanna di Tenerani, ma si sono lasciati andare ad un commento shock:

“Meritava la sedia elettrica. Le nostre sofferenze e le nostre vite valgono una condanna a dieci anni. Ma nonostante questo è una piccola soddisfazione. Avrebbero potuto diminuirgli la pena ma così non è stato”.

Questa la frase riservata al surfista di Carrara che quel 27 febbraio accoltellò a morte Esposito davanti al circolo Arci Shake club di Fossamastra per rivalità calcistiche, uccidendo l’uomo che aveva un figlio e una moglie, continua il Secolo XIX:

“«I familiari dopo cinque lunghi anni di attesa, sono rimasti soddisfatti della sentenza con la quale hanno ottenuto giustizia. Purtroppo Jonathan non verrà loro restituito ma il colpevole è stato condannato e dovrà scontare i dieci anni stabiliti dai giudici – dichiarano gli avvocati delle parti civili Cesare Bruzzi Alieti e Luigi Fornaciari Chittoni –, e anche il risarcimento non potrà alleviare il dolore, ma servirà al povero Diego, rimasto orfano all’età di quattro anni, a causa di un giovane che si recò in discoteca armato di coltello».

Tenerani, subito dopo il fatto, era scappato. Aveva provato a «eludere l’attività investigativa» aiutato da alcuni amici. Tra questi ci sarebbe Alessio Calendi che, dopo essersi dato alla fuga con Tenerani, avrebbe «disattivato i telefoni cellulari». Entrambi si recarono a Marina di Carrara dove si cambiarono e misero a lavare i vestiti sporchi di sangue.

Per l’accusa fu Calendi a portarli nell’abitazione della nonna dove vennero poi trovati e sequestrati dai carabinieri del nucleo investigativo, guidati dal maggiore Armando Ago. Pochi mesi fa la Procura ha chiesto il giudizio per i partecipanti alla zuffa davanti allo Shake club. Si tratta di un gruppo di giovani, quattro residenti a Carrara e tre alla Spezia, che avrebbe preso parte alla rissa in cui venne ucciso Jonathan. Fu una nottata terribile, che non verrà mai dimenticata”.


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