Cronaca Italia

Katia Ghirardi. Contest, Convention, Team Building: quando impiegati fanno scimmie ammaestrate. Così fan tutti

Katia Ghirardi. Contest, Convention, Team Building: quando impiegati fanno scimmie ammaestrate. Così fan tutti
Katia Ghirardi. Contest, Convention, Team Building: quando impiegati fanno scimmie ammaestrate. Così fan tutti

Katia Ghirardi

ROMA – Katia Ghirardi, piccolo e in fondo incolpevole bersaglio troppo facile da colpire. Katia Ghirardi direttrice di una filiale di banca in quel di Castiglione delle Stiviere che organizza e guida un “contest” con protagonisti i suoi impiegati. Cantano, si fa per dire, una sorta di inno aziendal-motivazionale dal ritornello ingenuo-accattivante “Io ci sto”. Non se lo devono essere inventati da soli quello “Io ci sto”. Ha tutta l’aria di un cleam orecchiato in azienda, magari non suggerito ufficialmente dai piani alti ma, insomma…

Cantano, sceneggiano, recitano “Io ci sto”. “Ci metto la testa…la faccia…il cuore”. E a sentirli e a guardarli vien da mordersi la lingua per non proseguire su cosa sembrano esserci costretti a metterci. Il contest diventa un video. Il video va in rete. E tutti facciamo finta di scoprire l’assoluta novità, l’incredibile eccezione. Fanno finta i commentatori un tanto a tonnellata del web che decidono di crocifiggere la direttrice, fanno finta di non saper nulla i sindacati, fa finta l’azienda di non entrarci nulla. Tutti fanno finta e tentano di filarsela dalla realtà. Filarsela all’italiana, non tanto all’inglese.

Quei poveracci che stanno in fila come soldatini sconclusionati o comparse riluttanti sul palcoscenico di un teatro o solerti sergenti dell’assurdo (alla Filini insomma del pluricordato in questa occasione Fantozzi) non sono l’eccezione. E neanche l’invenzione di una dirigente che ha dirazzato. Sono più o meno la regola. Praticata e accettata. E negarlo è pura e piena ipocrisia.

Nei contest aziendali si cantano le canzoncine aziendali più o meno ridicole. E i contest aziendali li fanno più o meno tutte le aziende. Nei contest si canta e si recita la famiglia azienda, la missione comune, la dedizione, la motivazione recitata che motiva…Più o meno tutte le aziende raccontano e si raccontano che questo rito e riti similari aumentano niente meno che la produttività.

Nelle convention vige e corre lo stesso linguaggio: motivazione, motivazione e motivazione suscitata e tenuta in piedi con i cori, le acclamazioni, le mille declinazioni (anche artigianali) dell’idea archetipo: la haka aziendale. E le convention, con relativa patetica haka aziendale, le fanno più o meno tutte le aziende.

E in moltissime aziende si fanno e vengono fatti fare i team building, letteralmente la costruzione di squadra. Una cosa che ibrida la caccia al tesoro col percorso ginnico. Che eredita e prosegue la tradizione del littorio salto nel cerchio di fuoco (non lo sanno i motivatori aziendali ma sempre quello è) e la mescola con le forme e il linguaggio new age (il santone indiano o giù di lì…). Impiegati, dipendenti e pure dirigenti devono mostrare che sanno fare squadra, anzi team, saltando insieme ostacoli, ostacoli non in senso figurato.

In un mondo dove c’è chi fa un sacco ma proprio un sacco di soldi mostrando via web a torme di umani come ci si mettono le scarpe, può starci che funzioni e serva a qualcosa il contest, la convention, il team building dove gli impiegati fanno le scimmie ammaestrate. Infatti così fan tutti, più o meno.

E c’è poco da ridere, proprio nulla da irridere. Non solo così fan tutti più o meno in azienda. Il metodo della canzoncina auto-motivante, dello “Io ci sto” ripetuto a canna, del volere è potere se ci credi davvero e siamo tutti insieme è quello più seguito, più apprezzato e vincente quando andiamo a votare. Quei poveracci in fila danzante e dondolante dietro la direttrice che guida il coro e la sceneggiata siamo in fondo noi ogni giorno davanti alla tv o alla smartphone e, quando batte l’ora, davanti e dentro la cabina elettorale.

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