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La Spezia porto preferito dalla ‘ndrangheta per la droga

LA SPEZIA – Sarebbe La Spezia il porto preferito dallandrangheta per i suoi traffici illeciti, prima di tutto quello di cocaina dalla Colombia all’Italia. E’ quello che svela una accurata inchiesta dei carabinieri di cui parla Il Secolo XIX:

Di più, i giudici si spingono fino a chiarire come il clan Mancuso, considerato il più potente fra le ’ndrine calabresi, riuscisse a reclutare autotrasportatori e imprenditori garantendo loro l’impunità da accuse di associazione a delinquere anche in caso di arresto. Così facendo, secondo quanto scoperto dai militari del Ros, i fratelli Fabrizio, Francesco e Antonio Cortese, boss di San Gregorio d’Ippona, sarebbero riusciti a far transitare dai moli spezzini, mensilmente, quintali e quintali di cocaina. In un’occasione – scrivono alla Suprema corte – la droga, una tonnellata, è stata nascosta all’interno di tronchi di legno appositamente scavati e fatta sbarcare alla Spezia direttamente dalla Colombia.

Nel Golfo dei Poeti, a prelevare il carico è stato Salvatore Iacopetta che proprio nel capoluogo spezzino aveva preso accorti con un membro del clan, Rocco Lagozzo, mettendo a disposizione la propria ditta di autotrasporti, la Fratelli Iacopetta s.n.c., per trasportare, via terra, la coca fino in Calabria, alla raffineria allestita dal clan Mancuso a Spilingo, in provincia di Vibo Valentia. E però che quello spezzino fosse un nodo cruciale per lo sbarco della coca è dimostrato dalle indagini del Ros, iniziate grazie all’impiego di due carabinieri sotto copertura. I militari crearono – ormai dieci anni fa – una società con base a Livorno che ufficialmente si occupava di sbrigare le pratiche doganali, ma che in verità provvedeva per i narcos a aggirare i controlli alle frontiere e le ispezioni negli scali marittimi. Guarda caso, l’azienda “trappola” fu chiamata Ligure Servizi.