Cronaca Italia

Ladro disperato supplica il giudice: “La prego, meglio la cella di mia moglie”

Ladro disperato supplica il giudice: "La prego, meglio la cella di mia moglie"

Ladro disperato supplica il giudice: “La prego, meglio la cella di mia moglie”

ROMA – “Signor giudice, non mi mandi a casa da mia moglie. È sempre ubriaca, litighiamo, e mi tratta male. La prego, mi mandi in carcere, preferisco…”. È il “grido di dolore” lanciato in aula da Sahli Abdallah, italiano di seconda generazione e ladro di professione, fermato domenica scorsa mentre tentava di rubare una macchina a piazza Conca d’Oro. Lunedì c’è stata l’udienza di convalida e alla fine dell’istruttoria, il 53enne ha chiesto di essere interrogato.

Prima ha ammesso le sue colpe: “Ho sbagliato, è vero”. Poi però ha supplicato il giudice di ascoltarlo: “Mi aiuti, se mi manda ai domiciliari a casa mia, dopo quello che ho fatto, mia moglie me ne farà di tutti i colori e alla fine finiremo per scannarci. Mi sento molto più tranquillo dietro le sbarre invece”.

Come scrive Giulio De Santis per Il Corriere della Sera:

Un’implorazione che ha lasciato il segno, innanzitutto, nel pm Louella Santini. La procura ha infatti proposto di mandare ai domiciliari l’indagato, ma ad una condizione. Se dopo averlo riportato a casa, i carabinieri dovessero accertare che Abdallah viene trattato male da sua moglie, allora per lui scatterebbe «la salvezza» in carcere. L’idea piaciuta al giudice che ha disposto come i militari dovranno prima di tutto verificare se davvero la compagna è cosi «pericolosa» per l’indagato: in caso di acclarata incompatibilità, Abdallah vedrà esaudito il suo desiderio e si spalancheranno le porte della cella.

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