Blitz quotidiano
powered by aruba

Latte, Coldiretti in piazza: “Straniero in 3 cartoni su 4″

ROMA – La Coldiretti è scesa in campo per una vera e propria guerra del latte. In 3 cartoni su 4 il latte è di provenienza straniera e il 2 aprile a Udine gli allevatori sono scesi in strada per protestare contro i prezzi definiti “da fame” che gli vengono riconosciuti. Sono stati migliaia gli allevatori che con trattori e mucche al seguito si sono radunati nel cuore della città sostenuti da Coldiretti, che denuncia inoltre come tonnellate di latte venga gettato a causa della speculazione.

Il Messaggero Veneto scrive che a guidare la protesta a Udine è Roberto Moncalvo, presidente nazionale della Coldiretti, che ha affiancato gli allevatori e spiega:

“«Non è più in vigore l’accordo sul prezzo del latte e si tagliano in modo unilaterale i compensi agli allevatori sotto il ricatto – sottolinea la Coldiretti – di non accettare la consegna di un prodotto deperibile come il latte». Il fatto che il latte italiano venga rifiutato, secondo Coldiretti, «dimostra quanto sia strumentale la posizione di chi sostiene che il latte straniero è necessario per soddisfare la domanda nazionale».

Per l’organizzazione agricola, la realtà è che «si punta a far chiudere le stalle per giustificare l’aumento delle importazioni di semilavorati di provenienza straniera a basso costo e scarsa qualità per sostituire il latte italiano». Una speculazione che sarebbe divenuta ancor più conveniente a seguito dell’embargo russo ai prodotti lattiero-caseari europei che, dovendo trovare nuovi sbocchi, stanno invadendo il mercato italiano”.

La Coldiretti ha inoltre presentato un dossier durante la manifestazione in cui spiega che la provenienza è straniera in 3 cartoni su 4 venduti nei supermercati italiani, continua in un altro articolo il Messaggero Veneto:

“Secondo lo studio, a fronte di una produzione nazionale di circa 110 milioni di quintali di latte, sono 85 milioni di quintali le importazioni di latte equivalente dall’estero, sotto forma di concentrati, cagliate, semilavorati e polveri per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare «magicamente» mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori. Si tratta di circa il 40% e, secondo Coldiretti, «c’è il rischio concreto che il latte straniero possa a breve per la prima volta superare quello tricolore».

Nell’ultimo anno – denuncia la Coldiretti – hanno addirittura superato il milione di quintali le cosiddette cagliate importate dall’estero, che ora rappresentano circa 10 milioni di quintali equivalenti di latte, pari al 10% dell’intera produzione italiana. Si tratta di prelavorati industriali che vengono soprattutto dall’Est Europa che consentono di produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualità”.

Il dossier ha anche evidenziato come la situazione abbia portato nel 2015 alla chiusura di almeno 1500 stalle, la maggioranza in montagna:

“Il prezzo del latte alla stalla, riferisce il dossier, sta crollando da 0,44 euro al litro nel marzo 2014 a 0,37 nel marzo 2015 ed è ora mediamente di 0,33, con punte fino a 0,30 euro in Friuli Venezia Giulia, dove si registrano le quotazioni più basse d’Italia per la pressione delle importazioni di bassa qualità.

La vita o la morte di molte stalle sopravvissute fino ad ora in Italia dipende – sostiene la Coldiretti – da almeno 5 centesimi per litro di latte che si ricavano dalla differenza tra i costi medi di produzione pari a 38-41 centesimi e i compensi attualmente riconosciuti.

Per effetto di questi pochi centesimi le stalle presenti in Italia dopo la fine delle quote latte sono scese al minimo storico di meno di 33 mila unità, rispetto alle 180 mila attive nel 1984 all’inizio del sistema delle quote. «Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado», afferma il presidente della Coldiretti.

Secondo Moncalvo «in pericolo c’è un patrimonio culturale, ambientale ed economico del Paese», ma anche «i 120 mila posti di lavoro nell’attività di allevamento da latte che è per metà destinato ai 49 formaggi italiani a Denominazione di origine protetta (Dop), un primato a livello europeo»”.


PER SAPERNE DI PIU'