Cronaca Italia

Lavagna. Madre: “Finanzieri, grazie”. Quante al suo posto “Me l’avete ucciso”?

Lavagna. Madre: "Finanzieri, grazie". Quante al suo posto "Me l'avete ucciso"?

ROMA – Lavagna, la madre di Lavagna come è ormai identificata in tutte le cronache e titoli. La madre di un ragazzo di 16 anni che si “fa”. Non di eroina o di coca, ma comunque si “fa”. Si “fa” di “fumo” e lo maneggia. Forse è anche anello di una catena di piccolo spaccio davanti scuola. Spaccio per così dire artigianale e a circolazione limitata all’interno del gruppo. Ma pur sempre spaccio. Forse.

E comunque il ragazzo si “fa” in modo, con frequenza abituale, più che abituale. Nulla sappiamo delle eventuali discussioni tra i genitori e quel ragazzo, nulla si sa dei giorni, settimane e mesi che precedono il giorno in cui la madre segnala alla Guardia di Finanza il possibile spaccio davanti alla scuola del figlio.

Forse la madre pensa così di inaridire le fonti, di bloccare la via del “fumo” che arriva da scuola fino a casa sua. Forse. Fatto sta che gli uomini della Guardia di Finanza chiamati si muovono e arrivano fino alla stanza del ragazzo per una perquisizione.

Qui sappiamo che il ragazzo si toglie la vita, non sappiamo come, la dinamica del suicidio può essere inutile curiosità e inessenziale alla comprensione, oppure può contenere una traccia, un segno del perché può anche essere in quell’ultimo come.

Il ragazzo si uccide mentre o subito dopo che in camera sua ci sono stati gli uomini in divisa chiamati dalla madre. Anche se li ha chiamati lei, anche se è stata la mamma, in analoghe circostanze gran parte delle mamme italiane avrebbero gridato disperate “Me l’hanno ucciso”. E questo sarebbe stato il grido ripreso e amplificato da televisioni, giornali e social compuntamente commossi ma sostanzialmente soddisfatti dell’avere un colpevole cui dare addosso.

Invece la madre di Lavagna non ha gridato “Me l’hanno ucciso”. Ha sorpreso, è uscita dal format già scritto e ha detto al funerale del figlio: “Ringrazio i finanzieri che hanno raccolto il mio grido disperato”. Disperato perché non sapeva cosa e come fare con il figlio, temeva, come ha detto, di “perderlo”.

Per non “perdere” un figlio, un ragazzo che si “fa”, anzi si “strafà”, che usa e abusa di hashish, è utile, serve, è la strada se non migliore comunque obbligata quella di chiamare la polizia? Non possiamo giudicare quella madre. Nulla sappiamo della sua storia e di quella di suo figlio se non la tragica conclusione. E comunque a quella madre va riconosciuto inconsueto senso della dignità e della responsabilità.

C’è chi comprensibilmente può pensare che la polizia sia in casi come questi assolutamente fuori luogo. Anche quando gli uomini in divisa si comportano al meglio e con il massimo della comprensione e delicatezza, anche se questo avviene si può pensare che la polizia non serve, non aiuta. Soprattutto non risolve.

Oppure si può pensare che ogni droga è reato. Da reprimere e troncare e che quindi la polizia sia d’obbligo e di utilità.

Dipende dalle categorie concettuali, dagli strumenti culturali che ciascuno ha o ritiene di avere. Centinaia di migliaia di genitori di adolescenti affrontano lo steso problema: chi facendo finta di non vedere e pensando sia la migliore, crescendo passerà…Chi cercando dialogo e provando a “governare” quel che accade, magari spiegando che il nocciolo e la differenza sta in chi “governa”, il “fumo” il fumatore o chi fuma governa il “fumo”? Dicendo, credendo sia in questa differenza il se ci si “perde” oppure no. Chi punendo e sequestrando e vietando, ma in proprio e senza chiamare nessuno. Chi pensando sia malattia e cercando aiuto da medici e psicologi e altro di simile.

La madre di Lavagna ha chiesto aiuto agli uomini in divisa ma soprattutto ha avuto la grande e inusuale forza di assumersene la responsabilità. Questo non lo fa quasi più nessuno. Lo ha fatto quella madre a quel funerale di Lavagna.

Al netto delle insopportabili e bugiarde retoriche sia religiose che laiche, al netto del “non è morto, vive altrove” e dei palloncini con “non muore chi è nel cuore”…(se queste retoriche avessero un’oncia di verità perché mai si sarebbe tutti a un funerale?) questa madre che piange il figlio senza accusare qualcun altro viola quello che è ormai un costume nazionale. Per questo merita il massimo rispetto. Perfino l’ammirazione, anche da parte di chi mai e poi mai avrebbe chiamato la polizia per dieci grammi di “fumo”.

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