Cronaca Italia

Cécile Kyenge disse: “Lega razzista”. Gip dà torto a Salvini: “Non è diffamazione”

Cécile Kyenge disse: "Lega razzista". Gip dà torto a Salvini: "Non è diffamazione"

Cécile Kyenge disse: “Lega razzista”. Gip dà torto a Salvini: “Non è diffamazione”

MILANO – Dire che “la Lega è un partito razzista” non è diffamatorio. Lo ha stabilito il gip di Milano Maria Vicidomini che ha chiesto l’archiviazione per l’ex ministro e ora europarlamentare del Pd Cécile Kyenge finita sotto accusa per aver reagito ai continui attacchi da parte del Carroccio.

Per il giudice Vicidomini le parole dell’ex ministra rientrano nell’esercizio del diritto di critica politica e non sono quindi perseguibili. L’inchiesta era nata da una denuncia del segretario della Lega Matteo Salvini per due interviste rilasciate nel marzo 2015 dal ministro del governo Monti sui quotidiani on line Affari Italiani ed Editoriale Padano. Come si legge nel provvedimento depositato lo scorso 4 gennaio dal giudice milanese, le parole di Cécile Kyenge “inerivano a un più complesso discorso (…) nella sua veste di europarlamentare, relativo alla necessità di monitorare le modalità di attuazione della legge Mancino”, cioè quella che riguarda le “misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”.

San raffaele

Il gip Vicidomini, in tre pagine, spiega che nella prima intervista l’ex titolare del ministero dell’Integrazione si era limitata a “rimarcare la necessità di sanzioni per i partiti o gruppi politici che si facessero portavoce di discorsi a contenuto razzista”, chiarendo di riferirsi non solo al Carroccio ma a tutti i partiti.

Nella seconda intervista, la dichiarazione che la “Lega fosse un partito razzista – è scritto nel decreto di archiviazione – era spiegata dalla stessa Kyenge per l’assenza di sanzioni del partito verso i suoi esponenti che facevano dichiarazioni razziste, difendendoli anzi nelle aule giudiziarie”.

Cécile Kyenge, presa di mira più volte da esponenti del Carroccio, si era fatta “portatrice di una battaglia politica per l’affermazione dei principi di non discriminazione razziale anche in ambito istituzionale” e pertanto la sua frase per il giudice non rientra nel reato di diffamazione.

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