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Pensione anticipata ed esonero dal lavoro per chi assiste familiari disabili

I lavoratori che avranno assistito un familiare disabile al 100 per cento per almeno 18 anni potranno andare in pensione con cinque anni di anticipo. Se sono lavoratori pubblici, inoltre, avranno diritto all’esonero dal lavoro. Lo prevedono le norme approvate quasi all’unanimità oggi, 19 maggio, dalla Camera dei Deputati e che ora passeranno al vaglio del Senato.

Il testo sostanzialmente consentirà di andare in pensione a 55 anni (invece che a 60) alle donne e a 60 anni (invece che a 65) gli uomini che abbiano assistito un familiare con un handicap per almeno 18 anni e siano lavoratori dipendenti. Le spese necessarie verranno coperte in parte con i proventi dalle imposte sulle bevande alcooliche.

Potranno richiedere il pensionamento anticipato i familiari che abbiano assistito, convivendo con lui, un disabile al 100% per 18 anni continuativi e che abbiano maturato almeno 20 anni di contributi previdenziali. Ricorrendo le condizioni richieste dalla normativa, il dipendente di azienda privata potrà essere prepensionato al compimento del 55esimo anno di età se donna e del 6esimo se uomo.

Diversa è la situazione nel settore pubblico. I dipendenti pubblici che abbiano diritto vengono esonerati dalla prestazione lavorativa, percependo il 70% dello stipendio. Per loro, dunque, si tratta non di prepensionamento ma di esonero dal servizio. La pensione scatterà, invece, a 60 o 65 anni. C’é una differenziazione tra i dipendenti pubblici: al momento da questa possibilità sono esclusi i dipendenti della scuola e degli enti locali. Tuttavia, l’Assemblea di Montecitorio ha approvato un ordine del giorno bipartisan per conseguire l’obiettivo dell’estensione anche a questi lavoratori superando la disparità.

Vivissima la soddisfazione di tutte le forze politiche. “Si trattava di un provvedimento attesissimo dalle famiglie”, ha detto il presidente della commissione Lavoro, Silvano Moffa, del Pdl.


*campi obbligatori

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