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Libia, documenti nel covo Isis: terroristi vicino Milano

SIRTE – Nel covo di alcuni presunti terroristi Isis in Libia sono stati documenti che testimoniano come l’Italia possa essere nel mirino dei fondamentalisti. Lorenzo Cremonesi in esclusiva per il Corriere della Sera ha verificato sul campo che in alcuni di questi scritti ci sono riferimenti a cellule islamiche in provincia di Milano, e a contatti tra alcuni terroristi di spicco e i rapitori dei tecnici italiani della Bonatti (sequestrati proprio in Libia un anno fa).

Ecco i punti salienti dell’inchiesta di Cremonesi:

Dobbiamo anche capire se si trovano documenti relativi alle colonne in Europa, ai loro contatti e referenti. Già ne abbiamo alcuni. Dovrebbero interessare alla polizia italiana. Abbiamo infatti individuato numerosi riferimenti al vostro Paese, soprattutto su elementi libici, tunisini e sudanesi che agiscono nel Milanese», sostengono nel quartier generale del Mukhabbarat, come nel mondo arabo chiamano i servizi segreti, libico a Tripoli.

Alcuni quaderni contengono istruzioni sulla costruzione di rudimentali esplosivi con le semplici materie prime ancora disponibili sui mercati di Sirte sempre più devastata e assediata. Oltre a consigli sulla lavorazione in bombe letali dei prodotti chimici per l’agricoltura, l’utilizzo delle batterie delle auto per i detonatori. Ma a Tripoli cercano soprattutto nomi e contatti degli agenti più pericolosi di Isis sparsi in piccole cellule sul territorio nazionale — specie Sabrata, l’oasi di Sabah in pieno deserto, Kufrah, Bengasi e alcuni quartieri della capitale. «A voi italiani interesserebbe parecchio avere notizie su Al Muaz Ben Adelkader al Fizani, meglio noto come Abu Nasim. Un soggetto pericolosissimo, che ha vissuto a Milano, da qui viaggiava nel resto dell’Europa, e pochi mesi fa stava a Sirte», aggiungono al Mukabarrat. Qui ci hanno fatto parlare a lungo con il 34enne Atef al Duwadi, tunisino di Biserta, sospettato di essere tra gli architetti dell’attentato al museo del Bardo a Tunisi l’anno scorso. Oggi al Duwadi — a detta degli 007 di Tripoli — ammette apertamente di essere uno dei capi della colonna tunisina di Isis.

Abu Nasim sarebbe stato in contatto con il gruppo a metà strada tra terrorismo e criminalità che ha rapito i quattro tecnici italiani della Bonatti un anno fa. Due di loro sono poi stati uccisi durante la liberazione questa primavera. «Noi siamo sulle sue tracce», aggiungono a Tripoli. «Abbiamo catturato sua moglie a Sabrata, aveva in tasca oltre 500.000 euro in contanti. Ma se non c’è cooperazione tra noi e le polizie europee, i nostri sforzi saranno vani».

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