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Failla ultima telefonata. Giallo rapitore: parlava italiano?

ROMA – Salvatore Failla in Libia, l’ultima telefonata alla moglie prima di essere ucciso: “Ciao, sono Salvo, i miei compagni li hanno portati via, io sono rimasto da solo e ho bisogno di cure mediche, ho bisogno di aiuto”. E’ quanto disse alla moglie, Rosalba, in una telefonata, o meglio, in una registrazione fatta sentire alla donna dai rapitori durante una telefonata, il 13 ottobre 2015, tre mesi dopo il rapimento di Failla, Fausto Piano, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno. E uno dei rapitori parlava italiano almeno secondo quanto ha detto mercoledì 9 marzo la donna.

Versione che però viene in parte contraddetta da Filippo Calcagno, un altro dei quattro ostaggi italiani, uno dei due che è tornato in Italia sano e salvo. Calcagno è sicuro: “Nessuno dei sequestratori parlava italiano”.

Le parole di Calcagno. “Ho sentito la registrazione di Failla fatta ascoltare ieri dalla moglie. Le cose sono andate così, il racconto non si allontana dalla realtà, dall’incubo che abbiamo vissuto. Loro ci avevano chiesto un numero di cellulare di tutti nostri familiari. Io non ricordavo a memoria il numero dei cellulari di mia moglie e dei miei figli, e gli dissi che l’unico numero che potevo dare era quello fisso di casa e lo presero. Ce li hanno estorti”, ha aggiunto Calcagno, intervenendo alla trasmissione radiofonica Radio Anch’io.

Tra i sequestratori non c’era chi parlava in italiano. Ci dissero attraverso Salvo Failla, che era l’unico che capiva il francese, che loro non parlavano neppure tanto bene, di stare attenti e di non dire altre cose se non quelle cose che venivano suggerite. Però ci dissero che siccome quelle registrazioni dovevano essere fatte in italiano… ci dissero di stare attenti di non dire altre cose che non fossero quello che veniva suggerito, perché c’era qualcuno che capiva quello che… perché loro dovevano farlo sentire a qualcuno”.

La telefonata alla moglie di Failla. Una chiamata per mettere pressione alla donna, per far sì che lei si rivolgesse ai media, ai giornali e alle televisioni, come dice esplicitamente Salvatore Failla alla moglie. “La Bonatti non ne vuole più sapere”, disse in quella telefonata alla moglie il tecnico.

In quell’occasione la vedova sentì anche la voce di uno dei sequestratori, che parlava in uno stentato italiano. Dopo quella telefonata, la signora non ha più potuto rispondere alle telefonate, come ha raccontato lei stessa: la Farnesina le aveva detto di non rispondere quando vedeva quel numero. E ad un certo punto, dopo che lei ha provato ad alzare la cornetta, il telefono le è stato staccato.

Dopo quella telefonata la donna di ottobre Rosalba Failla si era rivolta al ministero degli Esteri. Suo marito è stato trovato morto il 2 marzo scorso. La signora contesta anche il fatto che l’autopsia è stata eseguita in Libia, e non in Italia come chiesto da lei. Secondo fonti della Farnesina, ha detto la figlia Erica, gli uomini italiani in Libia con il compito di portare i corpi a Roma hanno avuto “le pistole puntate alla testa” e per questo non si sono potuti opporre all’autopsia.

La moglie e le figlie di Salvatore Failla, durante la conferenza stampa in cui hanno fatto sentire l’audio della telefonata, hanno rifiutato i funerali di Stato:

“Non voglio funerali di Stato per mio marito. Le ultime notizie su mio marito le ho avute oggi pomeriggio quando mi hanno detto dell’autopsia. Poi li ho mandati tutti a quel paese e ho attaccato il telefono. Non so se ora lo Stato sarà capace di prendere il cadavere di mio marito e metterlo su un aereo. Se ne stanno sbattendo di noi”.


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