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Liceo, il Classico fa bene agli studi e al portafoglio

ROMA – Il liceo Classico fa bene agli studi e anche al portafoglio. Lo rivela una ricerca condotta da Almalaurea per il Corriere della Sera. Qualunque facoltà scelgano, gli ex liceali umanisti conseguono voti di laurea più alti rispetto ai colleghi di altri indirizzi: 105 di media contro i 103 dello Scientifico e i 99,7 di chi ha studiato in un Istituto tecnico. Riescono meglio in tutte le facoltà e va da sé che, almeno in teoria, avranno redditi più elevati, come accade a tutti i laureati con buoni voti e un buon percorso scolastico.

Quel che li distingue tra tutti gli studenti di scuola secondaria è la motivazione: il 40,3% dei laureati con formazione classica si iscrive all’università spinto da interessi culturali, contro il 32,3% dei laureati con formazione scientifica e il 27,8% di coloro che hanno un diploma tecnico. Quando si trovano a dover tirare le somme e giudicare il proprio percorso universitario sono più “consapevoli” ed “esigenti”.

L’indagine ha coinvolto 270 mila laureati nell’anno 2015. Ivano Dionigi, latinista ed ex rettore dell’Università di Bologna, spiega al Corriere che in generale

“i voti di laurea sono più elevati, in tutti i quindici raggruppamenti disciplinari esaminati, tranne ingegneria, dove classici e scientifici comunque pareggiano (102,1). I numeri ci dicono anche che sono più numerosi i classicisti che hanno svolto periodi di studio all’estero (15,7% contro il 12,2% e il 9%)”.

Il liceo Classico non è più la scuola dei cosiddetti “figli di papà”: lo è stata in passato quando costituiva l’unico percorso formatio che dava accesso a qualsiasi facoltà universitaria, mentre a chi ad esempio sceglieva lo Scientifico era preclusa l’iscrizione a Giurisprudenza o a Lettere. Oggi, spiega Dionigi,

“è ancora vero che chi viene dal Classico gode di un contesto socio-culturale più avvantaggiato; ma il dato del 33,8% proveniente dalla classe media impiegatizia, sommato al 13,7% della classe del lavoro esecutivo, smonta l’equazione”.

Né tantomento è vero che gli studenti del Classico si trovino in difficoltà nelle facoltà scientifiche. A Bologna quelli iscritti a Medicina battono i colleghi dello Scientifico per media di voti d’esame, voto di laurea e regolarità di studi. Lo stesso accade alla Sapienza di Roma e al Politecnico di Milano.

Tutto merito, dicono i classicisti convinti, del latino e del greco, che sono tutt’altro che lingue morte. Le versioni sono un esercizio di logica unico al mondo utile ad allenare capacità di concentrazione e di astrazione e di padronanza della lingua. Ne è convinto Massimo Cazzulo, grecista e professore del Tito Livio di Milano:

“Tradurre un testo classico significa mettere in atto, e simultaneamente, un ragionamento complesso che stimola i processi analitici, sintetici, intuitivi, gnoseologici, che induce a impostare un’ipotesi di lavoro e sottoporla, poi, ad una critica serrata, per vedere se funziona realmente. E questo spiega perché gli studenti che escono dal Classico ottengono risultati eccellenti anche in materie molto lontane dalla classicità”.

Ecco allora che rilanciare il liceo Classico non è affatto anacronistico. Lo testimoniano le 9 mila firme raccolte dalla Task Force per il Liceo Classico, un piccolo movimento di massa che ha ottenuto adesioni non solo da una quantità di illustri studiosi del mondo antico (da Luciano Canfora ad Eva Cantarella, da Salvatore Settis ad Antonio La Penna, da Franco Montanari a Mario Vegetti e Dario Antiseri), ma anche da alcuni dei più illustri fisici e matematici italiani, come Carlo Rovelli, Guido Tonelli e Lucio Russo. Oltre che da un numero inatteso di autorevoli scienziati, scrittori ed umanisti francesi, spagnoli, statunitensi. Non colpiscono tanto i circa 1500 professori, universitari e liceali, quanto i 1500 studenti, i 300 ricercatori e dottori di ricerca, i circa 300 medici, 180 ingegneri e 180 avvocati rintracciabili sul motore di ricerca del sito della Task Force (taskforceperilclassico.it). E soprattutto, inattesa, una numerosissima rappresentanza di semplici cittadini, di tutte le professioni e le categorie sociali.