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Lidia Macchi: cadavere sarà riesumato. Binda: “Io innocente”

MILANO – La salma di Lidia Macchi sarà riesumata per condurre una serie di analisi alla ricerca di eventuali tracce di Dna. Lo ha stabilito il gip di Varese Anna Giorgetti accogliendo la richiesta inoltrata nei giorni scorsi dal sostituto pg di Milano Carmen Manfredda, titolare dell’inchiesta sul ‘cold case’ che il 15 gennaio scorso ha avuto una svolta, dopo quasi 30 anni. Da quanto si è saputo, nei prossimi giorni con la formula dell’incidente probatorio sarà conferito l’incarico ad alcuni periti, tra cui l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, tra i massimi esperti in Italia di accertamenti su morti violente e che si è occupata, tra le molte altre cose, anche dell’omicidio di Yara Gambirasio. Il cadavere della giovane, sepolto da 29 anni nel cimitero di Casbeno (Varese), sarà riesumato alla ricerca di eventuali tracce organiche che potrebbero essere riconducibili a Binda.

La richiesta di riesumazione della salma della ragazza era stata inoltrata al gip dal sostituto pg a fine febbraio. A chiedere la riesumazione dei resti, nei mesi scorsi, erano stati anche i familiari della ragazza, assistiti dall’avvocato Daniele Pizzi, con l’obiettivo di “non lasciare nulla di intentato” per fare chiarezza sulla morte della studentessa. Binda è finito in carcere con l’accusa di aver abusato della giovane e di averla uccisa 29 anni fa. Tra gli elementi a suo carico, il riconoscimento della sua scrittura da parte di un’amica di Lidia, Patrizia Bianchi, nel componimento anonimo ‘In morte di un’amica’ inviato alla famiglia Macchi il giorno dei funerali, nel 1987, e il materiale sequestrato nella casa dell’uomo a Brebbia, vicino a Varese, come un foglio con la scritta ‘Stefano è un barbaro assassino’.

Binda, tuttavia, continua a proclamarsi innocente, anche se al momento anche oggi davanti al pg nel carcere milanese di San Vittore ha scelto di non rispondere alle domande, così come aveva fatto davanti al gip e allo stesso pg subito dopo l’arresto. Intanto, una decina di giorni fa sono iniziate anche le attività dell’archeologo forense Dominic Salsarola che dovrà datare i reperti trovati e sequestrati, come alcuni coltelli, e altro materiale che potrebbe venire alla luce attraverso le ricerche con metal detector e geo-scanner nel parco Mantegazza di Varese, dove sono in corso le ricerche della possibile arma del delitto.