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Lidia Macchi, riesumata la salma: si cerca dna killer

MILANO – E’ stata riesumata la salma di Lidia Macchi, la studentessa di Varese uccisa con 29 coltellate il 5 gennaio del 1987 a Cittiglio. Il corpo della donna è stato trasferito dal cimitero di Casbeno a Milano, per essere sottoposto alle analisi dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, la stessa che ha lavorato sul caso di Yara Gambirasio. 

Gli investigatori, spiegano Giacomo Galeazzi e Ilario Lombardo su La Stampa, sperano di trovare qualche traccia biologica dell’assassino, magari un piccola porzione liquido seminale rimasta mummificata nel corso di questi anni che verrà incrociata con il dna di Stefano Binda, ex compagno di liceo di Lidia Macchi, in carcere dal 15 gennaio con l’accusa di omicidio.

Sono in corso, inoltre, le analisi sui coltelli trovati sotto terra, nei giorni scorsi, nel parco Mantegazza di Varese (ancora chiuso al pubblico). Secondo alcune ipotesi investigative, infatti, Binda potrebbe aver nascosto l’arma del delitto nell’area verde alla periferia di Varese, nei giorni successivi all’omicidio.

Scrivono Galeazzi e Lombardo sulla Stampa:

“La madre, Paola Macchi, ha ricordato gli errori investigativi, come la perdita di alcuni importanti reperti, dai vetrini con il dna, distrutti nel 2000, ai vestiti di Lidia, al sedile della Panda dove sono state ritrovate piccole macchie di sangue. «Non eravamo proprio favorevoli alla riesumazione – spiega – ma visto che non c’era alternativa, ed è stato perso tutto il materiale, abbiamo acconsentito. Ho sempre pensato che sarebbe stata Lidia dal cielo a risolvere la sua morte».

Nel frattempo continuano le indagini coordinate dal sostituto pg di Milano Carmen Manfredda alla ricerca di un eventuale complice e di un prete che, come ha rivelato La Stampa, potrebbe aver ricevuto in confessione l’assassino”.  

 

 

 


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