Cronaca Italia

Lidia Vivoli, scampata al femminicidio: “Lui sta per uscire. E verrà ad ammazzarmi”

Lidia Vivoli, scampata al femminicidio: "Lui sta per tornare libero. E vuole ammazzarmi"

Lidia Vivoli, scampata al femminicidio: “Lui sta per tornare libero. E vuole ammazzarmi”

BAGHERIA (PALERMO) – Cinque anni fa venne picchiata a sangue dal suo ex compagno. Lo denunciò, lui venne condannato. Ma fra qualche settimana tornerà libero. E lei teme per la sua vita e per quella dei suoi bambini. “Ha detto che me la farà pagare e io temo per la mia vita e per quella dei miei figli”, racconta la donna, Lidia Vivoli, 45 anni, ex hostess di Wind Jet, compagnia fallita.

“Me l’ha giurata. Lui non si rassegna, non si è mai rassegnato. Mi ha detto in faccia che appena fuori me la farà pagare. Temo che possa uccidermi”, racconta Lidia al Corriere della Sera. E racconta i conti che fa con costanza, per non farsi sorprendere quando lui uscirà:

“Visto che le vittime non hanno diritto nemmeno a sapere quando esce il proprio aguzzino, dobbiamo essere noi a fare i conteggi. Lui è stato condannato a 4 anni e 6 mesi e la sua pena teoricamente finisce a novembre. Considerando però i premi di 45 giorni ogni sei mesi e una probabile penalizzazione per una evasione dai domiciliari, prevedo che torni libero tra maggio e luglio”.

Era il 25 giugno del 2012 quando lei scampò alla morte:

“Da tempo tra noi c’erano problemi. Era gelosissimo, ogni appuntamento pensava che celasse un tradimento. Poi non lavorava e praticamente ero io a mantenerlo. Quella notte, dopo l’ennesima discussione, andò in bagno e qualche minuto dopo tornò con una padella di ghisa. Cominciò a colpirmi fino a rompermela in testa. Poi afferrò le forbici e mi colpì al ventre e alla coscia. Lottai, cercai di resistere, ma lui mi tenne immobilizzata per tre ore. Mi liberò solo con la promessa che non lo avrei denunciato”.

Ma il giorno dopo l’uomo venne arrestato, e poi condannato per tentato omicidio e sequestro di persona. Ma tra qualche settimana tornerà libero. E Lidia, che adesso ha un nuovo compagno da cui ha avuto due gemelli, ha paura:

“Più si avvicina quel momento, più cresce l’angoscia. Appena mangio qualcosa vado subito a vomitare, la notte mi sveglio in continuazione, ho le palpitazioni al minino rumore. Sono terrorizzata soprattutto per i miei bambini”.

 

Lei denunciò ed è attiva per sensibilizzare contro il fenomeno della violenza sulle donne. Ma si sente abbandonata dalle istituzioni:

“Non debbo essere io a scappare dalla Sicilia, piuttosto allontanino lui. E invece non gli mettono neanche un braccialetto elettronico per capire quando sono in pericolo. I carabinieri mi hanno detto: “Se lo dovesse vedere ci avvisi tempestivamente”. Ma le pare normale? Più in generale ci vorrebbe una legge che equipari la nostra situazione a quella delle vittime di mafia e terrorismo. Dopo una violenza per noi e le nostre famiglie tutto diventa difficile, dovremmo sentirci tutelate e invece veniamo abbandonate. Ricevo tanti messaggi di donne che per questo hanno paura a denunciare. Se domani lui mi ammazza non cambierà nulla. Nessuno si preoccuperà della mia famiglia, degli orfani. Qualche articolo sui giornali, dichiarazioni di circostanza e poi tutto come prima”.

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