Blitz quotidiano
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Lisca di pesce in gola, gira 3 ospedali per farsela togliere

JESOLO (VENEZIA) – Lisca di pesce in gola: costretto a girare tre diversi ospedali per essere curato. E’ stata una vera e propria odissea quella vissuta da un trentenne di Jesolo, in provincia di Venezia. Giovedì 7 aprile il giovane era a pranzo insieme alla moglie e al suo datore di lavoro in un ristorante, stava mangiando un’orata quando una spina di pesce gli si è infilata tra la faringe e la trachea.

L’uomo è andato, insieme alla moglie e al principale, Paolo Vanin, al pronto soccorso di Jesolo, ma invano. I medici non avevano l’attrezzatura necessaria, una pinza di circa 18 centimetri, spiega Giovanni Cagnassi sulla Nuova Venezia, così i tre sono stati indirizzati al reparto otorino di San Donà. Ma l’ospedale stava chiudendo, e così i tre sono finiti a Portogruaro. E adesso il principale dell giovane annuncia denuncia.

Giovanni Cagnassi ha raccolto il suo racconto:

“Ci siamo rivolti al Pronto soccorso di Jesolo, che ci ha indirizzati al reparto di Otorino di San Donà che aveva la strumentazione adeguata, ovvero una pinza di circa 18 centimetri. E sì che Jesolo è una città di ristoranti di pesce! Abbiamo allora telefonato al reparto di San Donà. Erano le 14,23 e dal reparto di San Donà ci è stato detto che era troppo tardi perché alle 15 avrebbero chiuso. La battuta è stata che “neppure con una Ferrari saremmo arrivati in tempo”, nonostante avessimo chiesto almeno di aspettarci qualche minuto in più. Allora siamo andati a Portogruaro in auto, dove tutto è stato risolto per il meglio, non senza imbarazzo per come eravamo stati liquidati a San Donà. Abbiamo intenzione di presentare una denuncia in merito a quanto accaduto”.

L’Asl 10 ha fatto i controlli in merito all’episodio e declina ogni responsabilità:

“Alle 15 il reparto di Otorino a San Donà è effettivamente chiuso, mentre il reparto resta aperto all’ospedale di Portogruaro per la reperibilità garantita. Non era comunque una situazione di emergenza, che avrebbe risolto il Pronto soccorso con i trasporti, quindi, in casi come questo che non risultano urgenti, il paziente viene indirizzato dove esiste la reperibilità, ovvero a Portogruaro in questo caso, nel pieno rispetto del protocollo operativo”.


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