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Luigi Necco aggredito, picchiato e derubato a Napoli

NAPOLI – Aggredito, insultato e derubato. E anche accusato ingiustamente di aver rigato l’auto di uno sconosciuto. Vittima del fatto avvenuto a Napoli è uno che per anni del Napoli calcio ha raccontato le gesta sulla Rai, a 90mo minuto, il giornalista sportivo Luigi Necco. Racconta il quotidiano Il Mattino che dopo l’aggressione, immotivata e caratterizzata da “violenza inaudita” per Necco è stato necessario il ricovero all’ospedale Cardarelli di Napoli. Scrive sul quotidiano napoletano Giuseppe Crimaldi:

Un’aggressione gratuita, immotivata, avvenuta all’esterno di una pasticceria dove Necco aveva regolarmente parcheggiato la propria autovettura, una Alfa 147. Rimessosi in macchina, ha però trovato una seconda vettura parcheggiata che gli impediva di fare manovra. Luigi Necco ha atteso l’arrivo del conducente, che – una volta sul posto – ha iniziato a inveire sostenendo che l’Alfa gli avrebbe strisciato la carrozzeria. A quel punto il giornalista ha impugnato una telecamerina per registrare che nessun danno era stato causato da una manovra peraltro mai fatta. L’uomo – sui trent’anni – con un pugno ha rotto lunotto posteriore dell’Alfa, poi ha iniziato a insultarlo, prima di colpirlo a calci e pugni.

A quel punto, prosegue il racconto de Il Mattino, decine di persone hanno tentato di difendere Necco. Ma senza esito

Ma l’aggressore – stando alle testimonianze di alcuni presenti – è riuscito a divincolarsi continuando ad accanirsi sul giornalista. E non è tutto. Prima di imbucarsi nell’auto gli ha anche rubato la telecamera. Dopo poco sul posto sono giunte le Volanti della polizia e un’ambulanza, che ha accompagnato Necco al pronto soccorso del Cardarelli, dove gli sono state diagnosticate contusioni guaribili in una settimana.

L’identificazione del folle aggressore che ha seminato paura all’Arenella sarebbe questione di ore. Numerosi testimoni hanno collaborato con gli investigatori fornendo loro una descrizione dettagliata e anche il numero di targa dell’auto con la quale, dopo aver pestato il giornalista, è fuggito.