Cronaca Italia

Mafia a Milano: ai funerali di Mimmo Pompeo serbi, svizzeri e curve nere

Mafia a Milano: ai funerali di Mimmo Pompeo serbi, svizzeri e curve nere

Mafia a Milano: ai funerali di Mimmo Pompeo serbi, svizzeri e curve nere

MILANO – Non solo Mafia Capitale. La criminalità organizzata alberga anche a Milano, ed è più vivace che mai. Lo si è visto, scrivono due articoli del Corriere della Sera e del Fatto Quotidiano, lo scorso 28 febbraio ai funerali di Domenico Pompeo, detto Mimmo, morto a 63 anni per un tumore.

All’ultimo saluto a quello che viene descritto come un boss calabrese c’erano serbi, neo-nazisti e le curve nere dello stadio, oltre a due personaggi arrivati in Porsche dalla Svizzera, cantone dei Grigioni, con gli occhi lucidi.

Se ai funerali di Vittorio Casamonica a Roma si erano visti lanci di petali di rosa dal cielo, a quelli di Mimmo Pompeo, in uno stile più discretamente milanese, si sono visti solo venti palloncini bianchi e rossi salire in cielo dal sagrato della chiesa di Santa Maria Liberatrice, in via Antonini, zona Vigentina.

Alle esequie ci sono anche, scrive il Corriere della Sera,

i Tallarico e i Pittella, nomi in ascesa nel quadrilatero delle vie dei fiumi di Bruzzano. Perché nonostante Mimmo Pompeo vivesse da anni in via Antonini, il suo regno è sempre stato dalla parte opposta della città. In quella Bruzzano dove ha rappresentato gli interessi della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto nel Crotonese, o a San Siro dove per trent’anni ha gestito il ferreo e inespugnabile controllo dei paninari, quelli della salamella fuori dallo stadio che senza il benestare di Pompeo non avrebbbero neppure potuto versare un bicchier d’acqua. C’era tutta la malavita che conta quel 28 febbraio in via Antonini, riunita per le grandi occasioni: compaesani calabresi, ma anche siciliani e slavi.

Perché il potere dei Pompeo inizia negli anni Ottanta all’epoca dei catanesi di Epaminonda, affonda le sue radici nella parentela con Ginetto Di Paola, killer degli otto morti al ristorante «La strega» di via Moncucco nel ‘79, fino all’alleanza con i calabresi del boss Pepé Flachi, legato al potentissimo clan De Stefano di Reggio Calabria.

Pompeo, scrive ancora il quotidiano milanese, era considerato

il collante che per anni ha tenuto in piedi le flebili alleanze tra killer cocainomani e boss della droga, ras di quartiere e piccoli padrini. E ora la morte di Pompeo potrebbe riaprire vecchie ferite e lasciare campo libero alla brama dei giovani cresciuti mentre i padri marcivano in galera dopo le retate e gli ergastoli degli anni Novanta. E ridisegnare la mappa della criminalità a Milano. Perché nonostante per la politica lo spauracchio siano soprattutto stranieri e povericristi, la malavita a Milano resta potente ed effervescente.

 

 

 

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