Blitz quotidiano
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Mafia, assolto Mario Mori: “Non favorì boss Provenzano”

PALERMO – La Corte d’appello di Palermo ha confermato l’assoluzione, emessa in primo grado, nei confronti dell’ex generale dei Carabinieri, Mario Mori, e del colonnello Mauro Obinu, imputati di favoreggiamento del boss Bernardo Provenzano.

Nessun favoreggiamento, secondo i giudici. Mori era accusato di aver volontariamente fatto fallire un blitz, nel 1995, che poteva portare alla cattura del boss. Scrive Repubblica:

Erano stati accusati dalla procura di Palermo di aver fatto fallire un blitz importante, il 31 ottobre 1995, nelle campagne di Mezzojuso: un altro ufficiale dell’Arma, il colonnello Michele Riccio, ha sempre sostenuto che quel giorno si sarebbe potuto arrestare uno dei superlatitanti di Cosa nostra, Bernardo Provenzano. Ma anche i giudici d’appello, come quelli del tribunale, non hanno creduto alla ricostruzione di Riccio, che all’epoca gestiva un confidente d’eccezione, il boss di Caltanissetta Luigi Ilardo, poi ucciso alla vigilia della sua collaborazione con i magistrati. “Il fatto non costituisce reato”, avevano detto i giudici di primo grado, e adesso il collegio presieduto da Salvatore Di Vitale (a latere Raffaele Malizia e Gabriella Di Marco) ha confermato quella decisione. Nonostante la richiesta di condanna ribadita del procuratore generale Roberto Scarpinato e del sostituto Luigi Patronaggio: per Mori, 4 anni e 6 mesi; per Obinu, un anno di meno.

Nonostante la richiesta di condanna ribadita del procuratore generale Roberto Scarpinato e del sostituto Luigi Patronaggio: per Mori, 4 anni e 6 mesi; per Obinu, un anno di meno. Una richiesta più bassa di quella sollecitata in primo grado dai pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, perché nel corso del processo di secondo grado la procura generale aveva chiesto a sorpresa di modificare il capo d’imputazione: il pg aveva escluso l’aggravante del favoreggiamento a Cosa nostra e anche quella di aver agito in esecuzione di un eventuale patto stipulato con la trattativa Stato-mafia del 1992-1993. Per l’accusa, un modo per sganciare il caso Provenzano dal processo che si sta celebrando in corte d’assise, in cui Mori è pure imputato. Per la difesa, sostenuta dagli avvocati Basilio Milio ed Enzo Musco, “una grande contraddizione”.