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Mafia Capitale: altri 28 a rischio processo. Anche i Pd D’Ausilio e Vincenzi

ROMA – Si chiude con 28 avvisi di conclusione delle indagini la terza tranche dell’inchiesta su Mafia Capitale. Tra i soggetti raggiunti dal provvedimento e che rischiano un rinvio a giudizio molti sono già imputati nel maxiprocesso. Ma tra i nuovi nomi spiccano quelli degli ex capigruppo Pd, Francesco D’Ausilio (in Consiglio Comunale) e Marco Vincenzi (in Consiglio alla Regione Lazio). I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2011 e fine 2014.

Tra i reati contestati, a seconda delle posizioni, si va dalla corruzione alla turbativa d’asta, rivelazione di segreto d’ufficio e finanziamento illecito ai partiti. La chiusura delle indagini riguarda anche Salvatore Buzzi, l’uomo delle cooperative e figura chiave della maxinchiesta, Luca Odevaine, ex componente del tavolo sull’immigrazione e Eugenio Patanè, ex consigliere alla Regione Lazio sempre nelle file del Pd.

Vincenzi, ex capogruppo Pd alla Regione Lazio dimessosi subito dopo lo scoppio dello scandalo di Mafia Capitale, era stato a febbraio scorso nominato presidente della Commissione Bilancio sempre in Regione. Raggiunto dall’avviso di garanzia ha immediatamente rassegnato le sue dimissioni  e si è autosospeso dal partito:

“Ribadisco la mia totale estraneità alla vicenda – fa sapere in una nota – sicuro di aver sempre operato nella più assoluta correttezza e nel pieno rispetto della legge come potrò ampiamente dimostrare. Tuttavia, a tutela dell’istituzione regionale e del mio diritto alla difesa, ho deciso di rassegnare le dimissioni da presidente della Commissione bilancio della regione Lazio e di autosospendermi dal Partito Democratico”.

“Quando cinque mesi fa ho accettato l’incarico, non avevo ricevuta alcuna comunicazione giudiziaria. Oggi che questa condizione è venuta meno, preferisco fare un passo indietro per serietà e rispetto nei confronti dei tanti cittadini – elettori che mi hanno dato la fiducia, del Pd, dei colleghi d’aula e del presidente Zingaretti. Confermo la mia più assoluta fiducia nei confronti della magistratura e sono certo che potrà essere facilmente accertata la correttezza del mio comportamento”.

Vincenzi sarebbe coinvolto nell’inchiesta per alcuni emendamenti che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati studiati per permettere l’erogazione dei fondi regionali direttamente ai municipi di Roma Capitale, aggirando i controlli del Campidoglio e per far sì che potessero essere finanziati anche progetti riguardanti “la tutela ambientale” e “la riqualificazione urbana”, attività care agli uomini di Mafia Capitale.

L’ex capogruppo del Pd in Campidoglio, Francesco D’Ausilio, è invece accusato di corruzione: i pm di Piazzale Clodio gli contestano una serie di presunti episodi illeciti. In particolare nel provvedimento che lo riguarda gli inquirenti sostengono che l’esponente Pd, in concorso con il suo ex capo staff segreteria, Calogero Salvatore Nucera, abbia ricevuto “la promessa di corresponsione di una porzione della somma di 130 mila euro (almeno 50 mila Euro) da parte di Buzzi, per compiere atti contrari ai doveri del proprio ufficio, consistenti nell’approvazione della liquidazione dei debiti fuori bilancio del comune di Roma Capitale, approvati con delibera dell’assemblea capitolina il 30 ottobre 2014″.

D’Ausilio, inoltre, “nella sua qualità di componente del consiglio comunale capogruppo del Pd, dunque pubblico ufficiale”, Nucera, nella sua qualità di capo staff, “per porre la loro funzione al servizio dei soggetti economici riconducibili al gruppo di Buzzi”, si sarebbe adoperato per “facilitare sul piano politico-istituzionale l’aggiudicazione delle procedure negoziate indette dal Dipartimento Tutela Ambiente del comune di Roma Capitale” per una serie di lotti ricevendo “la promessa di corresponsione del 5% del valore economico dei 50% dei lotti assegnati”, nonché una presunta somma in denaro di 12.240,00 euro.