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Mafia Capitale: mazzette su migranti, Odevaine patteggia 2 anni e 8 mesi

ROMA – Patteggiamento a 2 anni e 8 mesi di reclusione e restitutzione di 250mila euro. Si è concluso così il capitolo della maxinchiesta su Mafia Capitale che vedeva coinvolto l’ex componente del Tavolo del Coordinamento sugli immigrati, Luca Odevaine. Ieri, 4 novembre, è arrivato il via libera sul rito alternativo da parte del gup Claudio Carini al termine di una breve camera di consiglio. Il procedimento riguarda lo spicchio di indagine che coinvolgeva i vertici della cooperativa la Cascina accusati, assieme allo stesso Odevaine, di corruzione per l’aggiudicazione di un appalto per la gestione del Cara di Mineo.

Già il 12 settembre scorso era arrivato l’accordo tra la difesa di Odevaine e la Procura capitolina sul “quantum” della pena. Nell’accordo era prevista anche la restituzione di 250 mila euro su un conto corrente postale. La cifra è pari alla corruzione che i pm di piazzale Clodio hanno evidenziato. Per questo episodio, il 7 gennaio scorso, hanno concordato pene dai sei mesi fino ai 2 anni e 8 mesi gli ex dirigenti Francesco Ferrara, Domenico Cammisa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita.

Odevaine resta però imputato nel maxiprocesso, attualmente in corso nell’aula bunker di Rebibbia, per un episodio di corruzione che vede coinvolto anche Salvatore Buzzi, l’uomo delle coop romane. L’ok al patteggiamento, fa sapere il difensore di Odevaine, Luca Petrucci, è legato anche al percorso di collaborazione che l’ex capo di gabinetto di Veltroni ha avviato da tempo con gli inquirenti. In una serie di interrogatori e dichiarazioni spontanee, Odevaine ha fornito elementi ai magistrati descrivendo il suo ruolo come un “facilitatore” nel rapporto tra il clan guidato da Massimo Carminati e Buzzi e la macchina amministrativa. Una sorta di “spiccia problemi” al soldo di Mafia Capitale in cambio di 5 mila euro che, secondo l’accusa, mensilmente l’organizzazione gli garantiva.

In merito al Tavolo sull’immigrazione Odevaine, parlando con gli inquirenti, ha sostenuto in passato che si trattava di “di una struttura di natura meramente tecnica e operativa. In sostanza in quella sede non si prendeva alcuna decisione di tipo politico”.