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Mafie a Roma: 70 clan (in pace fra loro), 23 centri di spaccio

ROMA – Mafie a Roma: 70 clan (in pace fra loro), 23 centri di spaccio. A Roma e provincia operano circa 70 clan, 23 invece sono le organizzazioni dedite al narcotraffico. E’ quanto emerge dal II Rapporto “Mafie nel Lazio” (leggi il rapporto completo), pubblicazione curata dall’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio, in collaborazione con l’associazione Libera. “A Roma – rileva lo studio – sono attive le mafie cosiddette criminali e hanno generato e sviluppato organizzazioni criminali autoctone.

Pax mafiosa. Dura dagli anni 80 una sorta di ‘pax mafiosa’ tra le organizzazioni che convivono e si rispettano tra di loro” ha spiegato Giampiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e legalità della Regione Lazio, durante la presentazione del rapporto in corso a Roma. Il rapporto rileva che ciascuna organizzazione criminale, colpita da sequestri di beni e arresti, ha individuato nel mercato romano, già da alcuni decenni, la migliore “piazza” per gli affari. E’ inoltre possibile affermare – prosegue lo studio – che le mafie tradizionali presenti nella Capitale siano i principali garanti di questa “pace armata” fra i gruppi criminali e i clan e che intervengano per risolvere eventuali conflitti.

“Spesso c’è la tendenza a negare il fenomeno – ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, durante la presentazione del Rapporto. Zingaretti ha spiegato che già nella scelta del titolo “Mafie nel Lazio” c’è “una grande chiarezza” e ha aggiunto che non sarà uno studio per gli “addetti ai lavori”, ma sarà diffuso anche nelle scuole. Presenti alla presentazione, tra gli altri, il comandante regionale dei carabinieri generale Angelo Agovino e il capo del 2° Reparto Direzione investigativa antimafia, Maurizio Calvino.

Roma corrotta. “Roma da sempre è un grandissimo mercato di investimento di ricchezze realizzate altrove. Questa ‘mano mafiosa’ a Roma non voleva essere vista per non essere riconosciuta. Questo modello esiste ancora, ma indagini degli ultimi due o tre anni ci consegnano un passaggio di fasi. La mano mafiosa che altrove ha accumulato risorse inizia a farsi vedere per scelta”. Lo ha detto il procuratore aggiunto della DDA di Roma, Michele Prestipino.

“Per la prima volta sono stati trasferiti pezzi di strutture mafiose che si sono stabiliti sui territori – ha aggiunto – e lo usano come basi per gestire le loro attività”. Prestipino ha sottolineato che Roma ha “un grosso problema che si chiama corruzione”. “E’ un territorio dove lo Stato non è rinunciatario, sta facendo sentire la sua presenza” ha aggiunto. “A Roma si è creata una squadra che si chiama Stato – ha proseguito – che lavora in sintonia. Spero che nel rapporto del prossimo anno – ha concluso – ci sia un capitolo in cui si possa raccontare un maggiore impegno anche da parte della politica e della pubblica amministrazione perché senza quell’impegno tutto quello che noi facciamo resta vano”.