Cronaca Italia

Malocchio sui reperti rubati a Pompei: i ladri li restituiscono chiedendo pietà

Malocchio sui reperti rubati a Pompei: i ladri li restituiscono chiedendo pietà

Malocchio sui reperti rubati a Pompei: i ladri li restituiscono chiedendo pietà

ROMA – Malocchio sui reperti rubati a Pompei: i ladri li restituiscono chiedendo pietà. Non hanno fatto un buon affare i responsabili del furto della borchia in bronzo di un portone di un palazzo del VI secolo avanti Cristo scoperta in Lucania ed esposta a Pompei. Al di là delle ovvie considerazioni etiche, trafugare reperti dalla città incenerita dal Vesuvio porta male. Il malocchio incombe su chi osa metterci le mani sopra, sui ladri incalliti come sui taccheggiatori occasionali. Non ci credete?

Date un’occhiata allora a quello speciale magazzino approntato nella città degli scavi per conservare tutti i reperti trafugati negli anni e restituiti dai “furbetti dello scavetto”, dalle insospettabili famigliole col vizio del ricordino, del souvenir con antica datazione. Sono troppi quelli che si sono pentiti per non pensare a una maledizione. Inizia tutto con una mano lesta che durante la visita non resiste alla tentazione di mettersi in tasca o  nella borsetta un piccolo pezzo di mosaico, una scheggia di manufatto.

Continua con anni di “sfiga” nei rispettivi luoghi di provenienza incomprensibile in un primo momento. Finisce con un bel pacco inviato via posta aerea con lo stesso indirizzo: “Direttore generale della Soprintendenza di Pompei” e allegato un biglietto di scuse. Il direttore degli Scavi, il professor Massimo Osanna, ci ha fatto pure una significativa mostra dal titolo “Quello che mi porto via da Pompei”. Su Il Giornale Nino Materi si è divertito a collezionare alcuni dei biglietti più emblematici.

Tanti gli esempi: come quello di un turista spagnolo che aveva trafugato un pezzo di intonaco decorato, e che ha restituito il bottino mettendo nero su bianco come quel furto compiuto in una gita culturale fosse stato «foriero di disavventure e disgrazie patite da lui e dalla sua famiglia». Idem per una signora inglese che nel 2015 inviò un pezzo di mosaico rubato negli anni ’70 dai suoi genitori: «Vi restituisco quanto prelevai indebitamente nel 1983 e che mi ha portato solo disgrazie. Ora mi sento libera». (Nino Materi, Il Giornale)

 

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