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Mamma di 3 figli via da casa famiglia: “Incompatibilità con migranti”. Le offrono 12mq…

LIVORNO – Chiara Bosi dovrà andarsene dalla casa famiglia “Il Melo”, a Livorno, dove vive ormai da tempo assieme ai tre figli. La Bosi, vista l’incompatibilità con gli ospiti extracomunitari della struttura, è stata accompagnata da un responsabile dell’Arci, che gestisce il secondo edificio, a visitare il centro di accoglienza per mamme nella zona stazione.

A Chiara Bosi, finita in ospedale dopo la lite con un extracomunitario, il Comune ha proposto una soluzione abitativa diversa, vista l’incompatibilità con gli stranieri che vivono nella struttura: dodici metri quadrati in una zona centrale della città.

“Poco meno di 12 metri quadri – racconta Chiara Bosi alla Nazione – in cui dovrei abitare coi miei tre figli. Lì non c’entrano neanche due letti, figuriamoci quattro. Peraltro, la stanza non è neanche ammobiliata”.

 

Le famiglie, scrive sempre La Nazione,

hanno tutte alloggi che vanno da un minimo di 9 a un massimo di 12 metri quadri. Dormono anche in quattro in un letto matrimoniale. Una “soluzione” che la dirigente comunale Senia Bacci graziani definisce “temporanea”, ricordando che per l’emergenza abitativa (dati di marzo 2016), ci sono state solo 16 assegnazioni e ci sono 1.805 persone in attesa. Benché si tratti di una struttura per donne che sono inserite in un programma, però, non si capisce come mai le condizioni di vita di questa gente siano al limite della decenza.

Su Chiara Bosi l’asre al sociale Ina Dhimgjini specifica

“che non ha mai risposto positivamente al programma di recupero in cui era stata inserita e che non è in emergenza abitativa”.

“E’ una vergogna – interviene Cheti Cafissi, commissario della Lega Nord di Livorno, che da sempre difende la posizioni delle mamme ospiti al Melo – che gli extracomunitari abbiano più diritti degli italiani. Ritengo sia necessario un intervento della procura della Repubblica che dovrebbe aprire un’indagine a carico dell’amministrazione comunale livornese per chiarire l condizioni sia degli alloggi per l’emergenza abitativa che di quelli destinati al recupero sociale”.


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