Cronaca Italia

Mantova, azienda caccia operaio: colleghi fanno sciopero a oltranza

Mantova, azienda caccia operaio: colleghi fanno sciopero a oltranza

Mantova, azienda caccia operaio: colleghi fanno sciopero a oltranza

MANTOVA – L’azienda licenzia in tronco l’operaio malato e i colleghi aderiscono ad uno sciopero di massa per aiutarlo. “Vergogna, è malato“, dicono gli operai alla direzione della Belelli, sottolineando che la protesta andrà avanti a oltranza fino a quando non sarà trovata una soluzione e il licenziamento ritirato.

Monica Viviani sul quotidiano La Gazzetta di Mantova scrive che la malattia del dipendente non è riconosciuta e così l’uomo è stato licenziato. I suoi colleghi, sostenuti dai sindacati Fim e Fiom, hanno così aderito ad uno sciopero a oltranza dal 1° giugno per chiederne il reintegro:

“A raccontarci l’accaduto è lui: l’operaio licenziato. 53 anni, in Belleli da 15, saldatore, soffre di diabete e artrosi e dovrà a giorni sottoporsi a biopsia per una nuova sospetta patologia. «Sono stato a casa in malattia 3 settimane. Al termine della prima l’ispettore Inps ha sancito che ero abile per rientrare al lavoro, ma quella successiva non mi sentivo ancora bene e il medico di base lo ha certificato. Il mio errore è stato non riferirgli del controllo Inps». Di qui la mancata comunicazione sul proseguo della malattia.

«Nessuno però mi ha avvertito e sono rimasto a casa convinto non ci fossero problemi». Certificati alla mano, sostiene inoltre la Fiom che durante un secondo controllo Inps «lo stesso ispettore ha poi constatato che era ancora inabile». E così arriviamo alla terza settimana «quando mi hanno messo alle costole un investigatore privato che ha dichiarato che l’ultima sera di malattia, dopo le 19 (ndr. orario limite per le visite fiscali), sono andato al bar».

Era guarito e infatti il mattino successivo è rientrato al lavoro. Poi mercoledì 31 maggio la doccia fredda: «Lo hanno prelevato in reparto – racconta un collega – gli hanno fatto raccogliere i suoi effetti personali e l’hanno accompagnato ai tornelli con la lettera di licenziamento consegnata a mano». La causa: «L’Inps – conclude l’operaio – mi ha contestato due settimane su tre e per loro è venuto meno il rapporto di fiducia»”.

Così è scattato lo sciopero dal 1° giugno e i sindacati si sono mobilitati insieme ai colleghi:

“Respinta la prima richiesta di ricevere Rsu e sindacati, la protesta si sposta sotto le finestre della dirigenza tra sirene e petardi. Solo alle 9.20 e solo grazie la mediazione della Digos Fedeli li riceve. Usciranno tre quarti d’ora dopo scuotendo la testa con Mantovanelli che riferirà di «un incontro surreale: ha persino ammesso che potrebbe aver commesso un errore ma ormai la decisione è presa ed è un segnale contro l’assenteismo. Ma non è questo il caso!». Non c’è alternativa: «Sciopero ad oltranza» deciso tra gli applausi mentre il sindacalista chiede un intervento delle istituzioni.

Contattata azienda e sindacati il sindaco accetta di intervenire sulla vicenda pur, dice, non avendo tutto il quadro nel dettaglio: «In altre occasioni, anche di altre aziende non l’ho fatto, anche se sollecitato dagli interessati, perché ho verificato che in quei casi era evidente la negligenza e mancanza di serietà del lavoratore. Ma in questo caso specifico ho chiesto al dottor Fedeli di rivalutare con la massima prudenza la situazione, soprattutto alla luce della condizione di salute del lavoratore che mi è stata rappresentata da suoi colleghi». Per ora nessuna risposta”.

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