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Mantova, intera famiglia perseguitata dall’ex stalker della figlia

MANTOVA – Un’intera famiglia perseguitata dall’ex fidanzato della figlia. Accade a Mantova dove una coppia di genitori, entrambi quarantenni, vive da anni con l’incubo delle minacce di uno stalker astuto e abilissimo a coprire le sue tracce.

Dal 2011, quando la giovane decise di troncare la relazione soffocante in cui era rimasta invischiata, hanno presentato decine di denunce. Ma la magistratura è rimasta ferma allo stadio delle ipotesi: non ci sono prove concrete che dietro ad ogni minaccia o gesto vandalico, ci sia proprio lui, quel fidanzato ossessivo che non voleva lasciarla andare.

Di qui la scelta disperata della famiglia di rivolgersi alla Gazzetta di Mantova, nella speranza che l’eco mediatica della vicenda spinga le autorità ad intervenire. Questo il loro racconto:

Come prima cosa ci mostrano, parcheggiata davanti al nostro giornale, la loro auto: il lunotto e i finestrini distrutti, ricoperti da un cellophane, le fiancate ammaccate e rigate.

«Ecco, è uno dei tanti episodi subiti, il quarto o il quinto, più o meno a cadenza mensile. E ogni volta sono due-tremila euro di carrozziere». I vandalismi vengono compiuti perlopiù di notte, nel cortile della loro abitazione ma anche di giorno, nel grande parcheggio dell’azienda in cui lavora la mamma. Oppure davanti ai locali, alla scuola dove la ex fidanzata, quindi la figlia, si reca giornalmente.

«Non ci sono prove che sia lui ogni volta – racconta ancora la mamma – ma io in un’occasione l’ho visto: è entrato nel mio cortile e l’ho sorpreso mentre tirava un grosso sasso contro il vetro della macchina. Questa dovrebbe bastare come prova. Ma non è tutto. Oltre ai vandalismi contro l’auto e la casa – ha tirato sassate contro il muro, buttato fuori dalla corte i bidoni della spazzatura e liberato il cane – ci sono le molestie telefoniche. Per un periodo tutte le notti ricevevamo chiamate da un numero anonimo sul telefono di casa e sui cellulari. Nessuno parlava ma sapevamo che era lui. Abbiamo dovuto cambiare tutti i numeri. Mi sono arrivati anche sms intimidatori, sul mio cellulare, inviati da una cabina, quindi ancora anonimi. Noi abbiamo denunciato tutte queste molestie e i danneggiamenti alle forze dell’ordine e parlato dei nostri sospetti. Perché sappiamo che è lui: è violento, ci sono precedenti di percosse ai danni di mia figlia, di una vera e propria persecuzione. E c’è stato un processo. Purtroppo quell’uomo è stato assolto, perché nostra figlia ha compiuto un errore, lo aveva perdonato. Ma adesso ha troncato del tutto, non si vedono più, ma lui non demorde. La segue ovunque. È sempre appostato vicino a dove lei si trova».

La difficoltà è nell’essere ascoltati e nel trovare una soluzione prima che sia troppo tardi. «Un mese fa – vanno avanti i due genitori – ci è arrivata dalla Procura la richiesta di archiviazione di tutte le nostre denunce: non ci sono prove sufficienti. Questo abbiamo ottenuto. Ma mi chiedo: chi ci deve aiutare a raccogliere le prove? Si sente parlare ogni giorno di donne ferite o uccise. Si lanciano gli appelli alle donne, “denunciate, parlate”. Ma a chi? Nessuno si muove» sfoga la sua rabbia la mamma.

E va avanti: «Esasperata, ieri, dopo l’ennesimo danneggiamento della mia auto, ho chiesto un appuntamento con il procuratore capo. Nessuno mi ha contattato per darmi una risposta. Sono andata di persona, nessuno mi ha ricevuto, mi hanno detto che il caso veniva seguito dalla Questura. Sono andata là ma non sono riuscita a farmi ricevere. È sempre domani, è sempre più tardi, un’altra volta. Carabinieri e polizia quando li ho chiamati, sono sempre stati disponibili. Ma anche loro hanno le mani legate. Non so a quale livello della giustizia il meccanismo si inceppa e per il cittadino non c’è più tutela. Sta di fatto che noi abbiamo paura. Aiutateci prima che succeda qualcosa di grave o irreparabile».