Cronaca Italia

Marco Bergamo, morto il serial killer di Bolzano che ammazzò 5 donne

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Marco Bergamo, morto il serial killer di Bolzano che ammazzò 5 donne

MILANO – Il serial killer di Bolzano, Marco Bergamo, è morto a 51 anni il 17 ottobre. Il mostro di Bolzano, così lo chiamavano, stava scontando 4 ergastoli e 30 anni di reclusione con l’accusa dell’omicidio di 5 donne tra il 1985 e il 1992. Bergamo era rinchiuso nel carcere Bollate di Milano, ma 10 giorni fa era stato ricoverato in ospedale per problemi polmonari.

Il sito Alto Adige scrive che Bergamo era stato arrestato il 6 agosto 1992 per l’omicidio di Marcella Casagrande, Anna Maria Cipolletti, Renate Rauch, Renate Troger e Marika Zorzi. Il serial killer, periziato come in grado di intendere e di volere, provava piacere nel trafiggere le sue vittime con un coltello e dopo 24 anni di reclusione, nel maggio 2016, aveva destato scalpore la notizia che il serial killer di Bolzano avesse ottenuto un trattamento carcerario meno afflittivo, scrive l’Alto Adige:

“Dopo 24 anni trascorsi negli istituti di pena di massima sicurezza del nostro Paese, dal 15 febbraio (2016, ndr) il pluriomicida è stato trasferito nel carcere di Bollate, seconda Casa di reclusione di Milano, uno degli istituti carcerari all’avanguardia in Italia. Gli ultimi anni , Bergamo li aveva trascorsi nel carcere di Opera dopo oltre un decennio a Rebibbia. Ora i responsabili del Dap (il dipartimento amministrazione penitenziaria) ne hanno disposto il trasferimento nel carcere modello ove ogni detenuto è messo nelle condizioni di scontare la pena non in termini punitivi ma secondo una filosofia di recupero con un «percorso di consapevolezza» che valuta anche obiettivi e aspettative del condannato.

Marco Bergamo, che nel 2010 ha già goduto di un permesso premio di poche ore, ora sta tentando di ottenere l’ammissione alla semilibertà con l’opportunità di lavorare di giorno in una comunità (che dovrebbe ospitarlo per circa sei ore) per poi tornare in carcere la sera a dormire”.

Finisce per le famiglie delle vittime un incubo, che si ripresentò già nel 2013 quando qualcuno decise di girare un documentario su Marco Bergamo, destando l’indignazione di Maurizia Mazzotta, mamma di Marcella, la studentessa di 15 anni e prima vittima del serial killer, scriveva allora l‘Alto Adige:

“La devastazione che convive con lei non l’abbandona mai. Anzi, si trasforma in disgusto quando le si chiede cosa ne pensa del documentario su Marco Bergamo, che verrà trasmesso in autunno. «Cosa ne penso? Il peggio. È la cosa peggiore che possa esserci. Viene mistificato un serial killer. Viene romanzata la sua vita. È mortificante. Quelli come lui dovrebbero essere destinati all’oblio». Per questo motivo ha preso parte all’iniziativa lanciata dalla circoscrizione Europa-Novacella denominata «Un quartiere che si fa testimonianza contro la violenza di genere»”.

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