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Marco Prato e Manuel Foffo, complici pronti ad aiutarli?

ROMA – Marco Prato e Manuel Foffo hanno avuto dei complici che sarebbero stati pronti ad aiutarli a nascondere il cadavere di Luca Varani? E’ una delle ipotesi in pista sul caso del ragazzo ucciso al Collatino (a Roma) durante un coca party. Sarebbe stata un altro atto della tragica messinscena di un delitto atroce quanto insensato. Ma qualcosa non è andato come i presunti assassini speravano, per cui il cadavere di Luca è stato poi trovato a casa di Foffo, sul luogo in cui quella tragedia si è consumata.

Cristiana Mangani e Adelaide Pierucci sul Messaggero scrivono quali sono i dubbi che portano verso questa ipotesi:

Poche ore più tardi, Foffo ripeterà al gip quanto già riferito il giorno dopo l’omicidio ai carabinieri di piazza Dante, assegnando il ruolo principale a Prato. Ma c’è qualcosa che nel racconto non convince. Particolari, situazioni, orari. E ora i militari stanno effettuando i riscontri sulla cella telefonica che copre la zona dell’appartamento al Collatino, per cercare di capire se qualcuno possa avere aiutato Manuel nelle ore successive al delitto. Qualcuno con il quale potrebbe aver cercato di trovare una soluzione per liberarsi del cadavere. Sono parecchie, infatti, le ore che passano dal momento in cui il giovane muore e i carabinieri ricevono la sua confessione.

Il primo a sapere quello che è accaduto, è il padre: glielo dice mentre si stanno recando al funerale dello zio in Molise. Ma a quella cerimonia non si presenteranno mai, torneranno indietro e dopo qualche ora chiameranno l’avvocato Michele Andreano, e decideranno insieme che l’unica soluzione è costituirsi.

Il gip ha convalidato gli arresti, senza però contestare la premeditazione. E questo potrebbe far pensare che crede più verosimile la versione di Prato. Perché Marco, quelle giornate, le racconta così: «Io e Manuel ci siamo visti a casa sua due giorni prima dell’omicidio. Abbiamo bevuto di tutto, preso cocaina, anfetamine e crystal (una droga sintetica che fa perdere la percezione del tempo, ndr). Non è vero che ricattavo Foffo perché avevo un video su di lui. Era consenziente. E questi due giorni li abbiamo passati a fare . Poi – continua, incoraggiato a parlare dal suo avvocato Pasquale Bartolo – venerdì mattina mi ha detto: “usciamo che voglio fare violento con una donna”. Cercavamo una , non l’abbiamo trovata e abbiamo mandato l’sms a Varani».

E poi in quei giorni Prato e Foffo avrebbero visto anche altre persone, come proseguono le due giornaliste del Messaggero:

I due non sono stati sempre soli durante le 48 ore di follia. Sono andati a trovarli Alex Tiburtina e Giacomo. «Abbiamo preso cocaina e fatto anche con loro – prosegue la confessione di Prato – È venuto pure un altro, oltre allo spacciatore, un dipendente del ristorante della famiglia di Manuel». Non è vero – secondo la sua ricostruzione – che Luca sia stato ucciso subito. I tre avevano cominciato ad avere dei rapporti. Giochi erotici particolarmente violenti che hanno probabilmente fatto scattare la reazione della vittima. Solo a quel punto è partita la follia omicida. Foffo ha comprato quattro boccette di Minias per Prato e gli ha pagato anche l’el dove poi avrebbe tentato il suicidio. Per lui, la procura sta valutando se ipotizzare il reato di istigazione al suicidio.

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  • Manuel Foffo: "Ero strafatto". Marc Prato provò il suicidio2Una foto tratta dal profilo Facebook di Luca Varani, lo studente universitario ucciso in un appartamento nel quartiere Collatino, alla periferia di Roma, 6 Marzo 2016.
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