Cronaca Italia

Marco Prato minacciava da mesi il suicidio. Perché la bomboletta di gas in cella?

Marco Prato minacciava da mesi il suicidio. Perché la bomboletta di gas in cella?

Marco Prato minacciava da mesi il suicidio. Perché la bomboletta di gas in cella?

ROMA – Marco Prato minacciava da mesi il suicidio. Perché la bomboletta di gas in cella? Marco Prato aveva minacciato il suicidio già nella stanza d’albergo in cui si era rifugiato subito dopo l’omicidio di Luca Varani. Alla fine, stamattina nel carcere di Velletri, è riuscito nel suo intento di farla finita: ha utilizzato una bomboletta di gas da cucina e un sacchetto di plastica. È stato ritrovato esanime durante il giro di ispezione notturno.

Un “suicidio annunciato”, ha dichiarato il Garante nazionale per le persone detenute e private della libertà, Mauro Palma, che si era interessato del caso Prato e aveva segnalato il rischio suicidario del detenuto e chiesto che Prato fosse spostato dal carcere di Velletri. “Al di là di rassicurazioni informali e generiche, nessuna delle autorità responsabili ha voluto recedere dalla posizione presa, nonostante l’indicazione dell’inadeguatezza della collocazione a Velletri e del rischio suicidario ancora esistente”.

Il suicidio in carcere di Marco Prato è “una sconfitta per lo Stato e per l’intera comunità”, è la convinzione del sindacato della polizia penitenziaria. Il fatto che Prato sia morto “inalando il gas dalla bomboletta che tutti i reclusi legittimamente detengono per cucinarsi e riscaldarsi cibi e bevande, come prevede il regolamento penitenziario, deve fare seriamente riflettere sulle modalità di utilizzo e di possesso di questi oggetti nelle celle” osservano Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, e Maurizio Somma, Segretario Nazionale Sappe per il Lazio.

“Ogni detenuto può disporre di queste bombolette di gas, che però spesso servono o come oggetto atto a offendere contro i poliziotti, come ‘sballo’ inalandone il gas o come veicolo suicidario” insiste il Sappe ricordando che da tempo ha sollecitato i vertici del Dap per rivedere il regolamento penitenziario, ma “nulla è stato finora fatto”.

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