Cronaca Italia

Marilyn Fusco e Maruska Piredda (Idv): le mutande rimborsate anche da indagate

Marilyn Fusco e Maruska Piredda, spese pazze: manicure, mutande, gratta e vinci

A sinistra Maruska Piredda. A destra Marilyn Fusco

GENOVA – Taxi per andare dall’estesista, per due giorni consecutivi, cene con le amiche, i mariti e le figlie. E ancora, vacanze e alberghi ma anche penne usb, accessori da scrivania e persino un gratta e vinci, tutto pagato con i fondi erogati dalla Regione Liguria ai gruppi consiliari. Queste alcune delle presunte “spese pazze” contestate alle due consigliere regionali ex Idv, Marilyn Fusco e Maruska Piredda, finite mercoledì 25 giugno agli arresti domiciliari perché accusate di peculato.

Domiciliari decisi perché, secondo i magistrati, nonostante le due fossero indagate continuavano a maneggiare soldi pubblici. Tecnicamente si chiama “rischio di reiterazione del reato”. Nei fatti significa che gli investigatori erano convinti che le due continuassero a farsi rimborsare con soldi pubblici spese molto private. 

Le due consigliere, indagate nell’inchiesta insieme con l’ex vicepresidente della Regione Niccolò Scialfa, da mesi ai domiciliari, si sono viste recapitare le notifiche di arresto mercoledì mattina, poco prima dell’inizio del Consiglio regionale. Piredda era nel suo ufficio in via Fieschi e invece di scendere al piano terra per andare in aula ha dovuto rimettere a posto le sue carte e tornare a casa. Fusco ha invece preferito lasciare Genova e recarsi a Montecatini Terme (Pistoia), dove ha la residenza. Ora potrebbero seguire la stessa sorte dell’ex collega di partito Scialfa, che era stato sospeso dall’incarico di consigliere.

Ecco alcuni particolari degni di nota, tra le spese contestate alle due consigliere, che avrebbero:

”rendicontato spese di ristorazione e di trasporto effettuate anche in giorni festivi e/o non lavorativi non inerenti l’attività istituzionale del gruppo e non attinenti alle iniziative politiche e attività collegate ai lavori del Consiglio regionale”.

La Fusco avrebbe, per esempio, speso a titolo di rimborso per viaggi 1.329,21 euro nel 2010 e 4.100 euro nel 2011, pur avendo percepito un rimborso forfettario mensile pari al 25% dell’indennità parlamentare: 90.355,74 euro da maggio 2010 a dicembre 2012. E ancora, avrebbe speso in un anno circa 4 mila euro solo in taxi, anche per brevi spostamenti.

Piredda, secondo l’accusa avrebbe invece speso denaro pubblico per taxi, viaggi, alberghi (in assenza di missioni autorizzate dalla Regione), cibo per animali, biancheria e sanitari, articoli di cancelleria, capi di abbigliamento, parrucchiere, biglietti del gratta&vinci, lavanderia, calzature, parafarmacia e penne di marca Montblanc per un regalo a Marylin Fusco. E ancora libri, profumi, borse, tessuti da arredamento. Inoltre, per cercare di giustificare le spese sostenute,  Piredda, secondo l’accusa, avrebbe rendicontato pagamenti in realtà mai effettuati a fornitori per un totale di 633 euro.

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