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Mario Bozzoli scomparso: tesoretto a casa dell’operaio suicida

ROMA – Un tesoretto in casa, è quello che gli inquirenti hanno trovato a casa di Giuseppe Ghirardini, l’operaio e dipendente di Mario Bozzoli trovato morto poco dopo la sparizione del suo capo. Due casi correlati secondo gli inquirenti: Bozzoli è scomparso l’8 ottobre del 2015 dalla sua fonderia in provincia di Brescia. Poco dopo il ritrovamento di Ghirardini in un bosco, all’inizio catalogato come suicidio salvo poi la scoperta che era stato avvelenato.

La famiglia di Ghirardini ha sempre chiesto che non venissero chiuse le indagini ed è stata l’attività degli investigatori a scoprire le novità. A casa dell’operaio sono state trovate diverse migliaia di euro in contanti nascoste. Non solo: dai tabulati telefonici è emerso un fitto scambio di telefonate tra Bozzoli e Ghirardini proprio nei giorni precedenti la duplice scomparsa. Le telfonate hanno a che fare con quei soldi? E’ denaro sottratto all’azienda? E per quale motivo? interrogativi ancora aperti.

Secondo gli inquirenti Mario Bozzoli fu ucciso la sera della scomparsa e gettato in una delle fornaci della fabbrica. Ma un anno dopo i Ris di Parma smentiscono clamorosamente: “Non ci sono tracce dello scomparso nei forni”. Lo hanno scritto in una relazione depositata in Procura a Brescia giovedì 6 ottobre 2016: “Sul materiale acquisito della fonderia Bozzoli di Marcheno all’interno e sulle pareti del forno grande e piccolo – si legge – nonché sulle scorie di lavorazione relative alla giornata della scomparsa non sono emerse sostanze chimiche che potessero univocamente essere ricondotte alla presenza di resti umani riconducibili alla persona scomparsa”.

Nemmeno sulle manichette del sistema di filtraggio dei fumi sono emerse tracce umane. Smentita anche l’ipotesi che le tracce potessero essere contenute in una sostanza polverosa trovata in un armadietto dello spogliatoio della fonderia: “Materiale sul quale non ci sono resti umani” hanno ribadito i Ris. “Non sono emerse sostanze ad azione stupefacente o psicotropa” poi in una siringa prelevata in azienda dai carabinieri. Mario Bozzoli sembra essersi dissolto nel nulla. “Non archivieremo, andiamo avanti”, ha assicurato il procuratore capo di Brescia Tommaso Buonanno, pronto a firmare la proroga delle indagini. L’inchiesta è ferma al dicembre scorso quando vennero iscritti nel registro degli indagati Alex e Giacomo Bozzoli, nipoti dell’imprenditore scomparso, oltre agli operai Abu, di origini senegalesi, e Oscar Maggi. Fu proprio quest’ultimo, nel corso di una discussione tra amici al bar, a chiedere alla cugina dentista a quale temperatura potesse fondere il titanio, in riferimento al fatto che Mario Bozzoli, al momento della scomparsa aveva due impianti dentali.


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