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Mario Bozzoli sparito un anno fa. Ris: “No tracce in forno fonderia”

BRESCIA – Un anno fa, era l’8 ottobre, l’imprenditore bresciano Mario Bozzoli spariva nel nulla. “Non è mai uscito dalla sua azienda”, è sempre stato il pensiero degli inquirenti che si sono concentrati fin dalle prime ore dell’indagine sui forni presenti nella fonderia di Marcheno, in Valtrompia, di cui Mario Bozzoli era co-proprietario con il fratello Adelio. Secondo loro Mario Bozzoli fu ucciso quella sera e gettato in una delle fornaci della fabbrica per sbarazzarsi del corpo. Ma un anno dopo i Ris di Parma smentiscono clamorosamente: “Non ci sono tracce dello scomparso nei forni”.

Lo hanno scritto in una relazione depositata in Procura a Brescia giovedì 6 ottobre 2016: “Sul materiale acquisito della fonderia Bozzoli di Marcheno all’interno e sulle pareti del forno grande e piccolo – si legge – nonché sulle scorie di lavorazione relative alla giornata della scomparsa non sono emerse sostanze chimiche che potessero univocamente essere ricondotte alla presenza di resti umani riconducibili alla persona scomparsa”.

Nemmeno sulle manichette del sistema di filtraggio dei fumi sono emerse tracce umane. Smentita anche l’ipotesi che le tracce potessero essere contenute in una sostanza polverosa trovata in un armadietto dello spogliatoio della fonderia: “Materiale sul quale non ci sono resti umani” hanno ribadito i Ris.

“Non sono emerse sostanze ad azione stupefacente o psicotropa” poi in una siringa prelevata in azienda dai carabinieri. Mario Bozzoli sembra essersi dissolto nel nulla.

“Non archivieremo, andiamo avanti”, ha assicurato il procuratore capo di Brescia Tommaso Buonanno, pronto a firmare la proroga delle indagini. L’inchiesta è ferma al dicembre scorso quando vennero iscritti nel registro degli indagati Alex e Giacomo Bozzoli, nipoti dell’imprenditore scomparso, oltre agli operai Abu, di origini senegalesi, e Oscar Maggi. Fu proprio quest’ultimo, nel corso di una discussione tra amici al bar, a chiedere alla cugina dentista a quale temperatura potesse fondere il titanio, in riferimento al fatto che Mario Bozzoli, al momento della scomparsa aveva due impianti dentali.

“Fu una curiosità della quale se ne parlava ovunque”, aveva raccontato Maggi al Giornale di Brescia, nell’unica intervista rilasciata. Gli indagati sono tutte le persone presenti in fabbrica la sera della scomparsa di Bozzoli. Tutti tranne Giuseppe Ghirardini, addetto ai forni trovato misteriosamente morto nei boschi di Case di Viso, a 163 km da Marcheno, sei giorni dopo la scomparsa del suo datore di lavoro. Un giallo nel giallo per il quale la Procura di Brescia indaga per istigazione al suicidio.

La famiglia dell’operaio non ci sta: “Non si è suicidato” ripete da tempo. “Siamo pronti a portare in Procura la prova medica che Giuseppe è stato ucciso” ha sostenuto la sorella di Ghirardini.